Irrompiamo nel natale con un presidio itinerante, ricordando che la violenza maschile su donne e lesbiche non va in vacanza. Saremo quindi presenti nelle strade con cartelli, volantini e altro per proporre una befana femminista che diffonda informazioni su forme di contrasto alla violenza e che solleciti a tenere sempre alta l'attenzione su di se e sulle donne e lesbiche chi ci stanno accanto.
Unitevi numerose e portate cartelli contro la violenza e se vi va travestitevi da befane ..o .. come volete!
Coordinamento "Quelle che non ci stanno" - Bologna
Dalla
presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con
le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima
di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme
al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare
l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente
“deboli” (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi
indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il
capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta
impoverendo in tutti i sensi. La “sicurezza” sta diventando l’abbaglio
e il pretesto per escludere e discriminare i più “deboli”, i “diversi”
e gli “stranieri”, nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni,
violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e
scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine
razzista, sessista, omo-transfobica.
Sulla paura e
sull’insicurezza si sono costruite campagne che non risolvono ma
ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le
cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo della
ricetta più semplice, quella di nascondere. Esattamente quello che si
sta tentando di fare con la prostituzione: renderla invisibile. Ma in
questo modo non si tutelano i diritti di nessuno. In questo modo si
riducono i diritti di tutti:
* il ddl Carfagna
sulla prostituzione non tiene assolutamente in considerazione
l’esperienza di tutte quelle persone (trans, donne, uomini) che hanno
scelto liberamente di vendere prestazioni sessuali, né risponde ai
bisogni delle persone che esercitano la prostituzione per vivere o
sopravvivere. Le emargina soltanto, senza neppure offrire una
alternativa;
* inoltre,
contrariamente a quanto afferma il Governo, il ddl aggrava la
condizione di chi è sfruttato ed è vittima della tratta di esseri
umani, fenomeno molto frequente, che riguarda moltissime persone
straniere che si prostituiscono in strada, spingendo le persone nel
sommerso di appartamenti e locali, rendendole irraggiungibili e
completamente sotto il controllo degli sfruttatori;
* infine,
il disegno di legge non renderà i cittadini più sicuri, poiché la
sicurezza si costruisce innanzitutto creando condizioni di benessere
diffuso, di convivenza pacifica, di rispetto, di pari opportunità, di
diritti per tutti e non spingendo al chiuso e nei ghetti fenomeni
sociali e persone che fanno parte della nostra società.
Questo
DDL attacca i principi di libertà garantiti dalla Costituzione, priva
di diritti le persone che esercitano la prostituzione, minaccia
seriamente la loro salute e la loro sicurezza, non tutela l’incolumità
delle vittime di sfruttamento, non permette di portare avanti i servizi
che da anni operano attività di riduzione del danno e di prevenzione
sanitaria che da sempre garantiscono il diritto alla salute dell’intera
comunità (contatto, informazione, sensibilizzazione ed accompagnamento
che svolgono gli operatori sociali direttamente in strada con le
persone che si prostituiscono). Questo DDL rischia inoltre di
depotenziare il sistema di tutela e assistenza delle vittime di grave
sfruttamento e tratta di persone, che pure rappresenta un punto di
eccellenza dell’Italia nel panorama internazionale: le vittime non
avranno più accesso ai programmi di aiuto poiché non potranno essere
più contattate dalle unità di strada, ed anche per le forze dell’ordine
il contatto sarà più difficile.
Ci opponiamo al DDL perché crediamo che le persone debbano essere:
* Libere
dalla violenza, a cui vuole condannarle il DDL Carfagna costringendo le
persone ad esercitare la prostituzione al chiuso, dove è più difficile
difendersi dalla violenza e dove aumenta la precarietà. Il DDL non
considera il fatto che chi si prostituisce non commette reati contro
terzi ma spesso li subisce (violenze, stupri, rapine, sfruttamento,
riduzione in schiavitù); non considera inoltre che violenza,
sfruttamento, riduzione in schiavitù già sono presenti in una parte
della prostituzione al chiuso esercitata negli appartamenti o tramite i
locali notturni. Il DDL inoltre, in evidente violazione degli obblighi
costituzionali ed internazionali assunti dallo Stato italiano
relativamente alla protezione dei minori, prevede il rimpatrio forzato
delle persone minorenni non italiane che si prostituiscono,
costringendole a tornare nei luoghi dai quali sono fuggite. Questo
significa molto spesso immettere una seconda volta le vittime nel
circuito dello sfruttamento e in una condizione di vulnerabilità ancora
maggiore.
* Libere di
poter accedere e di usufruire di servizi e opportunità, mentre invece
il DDL Carfagna - con il suo estremismo securitario e la sua
impostazione esclusivamente repressiva - toglie ogni prospettiva futura
per chiunque voglia abbandonare la prostituzione. Le persone trafficate
vedranno ridotte drasticamente le loro possibilità di accedere ai
programmi di assistenza e protezione sociale in quanto sempre più
irraggiungibili dagli operatori sociali ma anche dalle forze
dell’ordine, che verranno viste come nemiche anziché come un punto di
riferimento. A chi esercita la prostituzione per mancanza di
alternative e a causa della discriminazione (si pensi alle
transessuali), non viene offerta alcuna alternativa, nessuna misura di
supporto all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo.
* Libere
di scegliere, mentre il DDL Carfagna non tiene in considerazione il
fatto che la prostituzione possa essere una scelta, né garantisce aiuto
alle vittime di tratta e sfruttamento, né offre alternative a chi
vorrebbe abbandonare l’attività prostitutiva ma ha bisogno di un
sostegno.
* Libere
dal pregiudizio, mentre il DDL, criminalizzando la prostituzione,
aumenta lo stigma e il pregiudizio verso chi la pratica, esponendo le
persone a violenze, persecuzioni, discriminazioni e maggior
emarginazione.
* Libere
di agire, mentre il DDL, per salvaguardare il “pubblico pudore”, impone
norme di comportamento a tutte e tutti. In questo modo si limita la
libertà, l’autodeterminazione e si ledono i diritti.
Elenco dei promotori
ARCI ASGI Associazione Cantieri Sociali Associazione Giraffa Associazione Libellula Associazione NAGA Associazione On the Road Associazione radicale Certi Diritti CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Consorzio di cooperative sociali “GESCO Campania” Coooperativa Sociale Dedalus Coordinamento nazionale transgender Sylvia Rivera Gruppo Abele La strega da bruciare M.I.T. – Movimento di Identità Transessuale PIAM onlus Provincia di Pisa Rivista Carta Ufficio Pastorale Migranti Piemonte
Il 12 dicembre saranno passati 39 anni da quando una bomba piazzata da
un gruppo di neofascisti spalleggiati dai servizi segreti fece 16 morti
e 87 feriti nell'atrio della Banca dell'Agricoltura, a Milano. Tre
giorni dopo un "malore attivo" e un volo dalla finestra della Questura
suicideranno il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli.
Il 6 novembre 2008, a Genova, al riparo dai riflettori della Storia, un
migrante algerino accusato di borseggio, Aufi Farid, è volato dalla
finestra di una stazione dei carabinieri ed è morto. Quello che si sta
chiudendo è stato un anno insanguinato da xenofobia e squadrismo:
Nicola Tommasoli ucciso dai fascisti a Verona, Abdoul Guibrea Milano
massacrato per un pacco di biscotti, Emmanuel Bonsu pestato brutalmente
dai vigili urbani a Parma, gravi aggressioni ad attivisti dei movimenti
a Roma, Pesaro, sul treno Ancona-Rimini. La notte tra il 14 e il 15
novembre a Bologna, sotto le due torri, quattro bonehead forzanovisti
hanno ferito due giovani, uno in modo grave, colpevoli di un look
sgradito e di essersi dichiarati comunisti.
A lui e agli altri aggrediti va tutta la nostra solidarietà.
La violenza dei pubblici poteri e la violenza fascista non hanno mai
allentato la loro stretta. Se ieri era la Strategia della Tensione,
oggi è una Strategia della Paura ad alimentarle. Paura che la retorica
securitaria scatena verso chiunque appaia diverso, perché straniero,
per la sua identità di genere, per una maglietta sbagliata, per il suo
modo di vestirsi o di tenere i capelli.
E "dalla strategia della tensione alla strategia della paura",
raccogliendo una proposta della Rete Antifascista Metropolitana di
Roma, è stato il filo conduttore di iniziative diffuse in varie città
italiane il 12 dicembre 2007. A Bologna un corteo comunicativo ha
attraversato i quartieri Barca e S. Viola, dove i movimenti operai,
antagonisti e libertari bolognesi mancavano da decenni.
Quest'anno riteniamo più che mai urgente e necessaria una presenza di
piazza antirazzista e antifascista nell'anniversario della strage di
Piazza Fontana. Essendo stato proclamato per il venerdì 12 lo sciopero
generale, proponiamo a reti, collettivi, singoli, di costruire per
sabato 13 dicembre una mobilitazione cittadina e plurale che attraversi
nuovamente i quartieri S. Viola e Barca. Un momento di comunicazione e
presa di parola perché non prevalga il silenzio dell'oblio e
dell'intolleranza.
Circolo Arci Iqbal Masih
Lista Reno per il rilancio dello stato sociale
Assemblea Antifascista Permanente
Circolo anarchico "Camillo Berneri"
Associazione Politica e Classe di Bologna
Collettivo femminista Figlie Femmine
Su DL 133 e 137, pensieri femministi sull'autoriforma
Come femministe che lottano, si muovono e creano saperi
all'interno dell'università crediamo sia fondamentale
un'analisi dal punto di vista di genere degli ultimi decreti legge in
materia di istruzione e welfare. Prendiamo parola come componenti del
movimento sulla reale condizione delle donne nel sistema
universitario attuale, con la volontà di portare un contributo
alla critica dell'esistente e alla volontà di autoriforma
espressa dalle studentesse e dagli studenti.
Partiamo dalla pesante ricaduta che ha lo smantellamento
del welfare, di cui i decreti Tremonti-Gelmini sono espressione,
sulle donne e sulla nostra libertà di autodeterminazione.
Oltre a delegare la nostra salute ad enti privati, tagliando fondi ai
Consultori e persino ai Centri Antiviolenza, promuove una retorica
familista neo-fascista, in cui il lavoro di cura si riversa
completamente sulle spalle delle donne, ancora una volta ricacciate
in casa a occuparsi di bambini e anziani. La famiglia è il
luogo primario delle violenze contro le donne e del controllo sui
nostri corpi e sulle nostre vite. Un'altra conseguenza è la
gerarchizzazione femminile su linee razziali e di classe del lavoro
di cura che si traduce in una regolazione dei flussi migratori sulla
base dei servizi che il pubblico non vuole più garantire.
Il DL 137 riduce il tempo scolastico a 24 ore
settimanali, decretando la scomparsa del tempo pieno. Questo pone
fine ad un progetto pedagogico avanzato e decreta una divisione
di classe tra madri che possono pagare per lasciare i bambini a
scuola e madri che saranno costrette a pagare col proprio tempo e
progetto di vita, tenendoli a casa, visto e considerato che ancora
oggi gli uomini-padri non sembrano condividere quanto
dovrebbero il lavoro di cura. Meno tempo a scuola e classi
differenziali per migranti significano precisa volontà di
discriminazione e pongono le basi per un'educazione razzista,
xenofoba, sulla scorta di un "pensiero unico"
catto-fascista.
L'insegnamento nelle scuole primarie è tuttora
demandato alle donne. Questa femminilizzazione dell'educazione
comporta il perpetuarsi dello stereotipo che ci vuole inserite
all'interno del mondo dell'istruzione solo nei gradi più
vicini alle funzioni materne. L'enorme presenza di donne nelle scuole
elementari e la decisione della Gelmini di imporre alle classi una
maestra unica comporta il futuro licenziamento di massa delle donne.
La "razionalizzazione" del personale ATA sancita nel DL 133
significa anch'essa licenziamenti per le donne, che rappresentano due
terzi dei lavoratori, e incide ulteriormente sull'occupazione
femminile che nel nostro paese non può vantare dati dignitosi.
Le modifiche all'iter di richiesta del part-time, che diventa una
"concessione dell'amministrazione" penalizzano ancora una
volta le donne che in un numero maggiore usufruiscono di questa
modalità lavorativa.
La critica al DL 133, nella parte riservata alla
"riforma" dell'Università, che in realtà
sancisce tagli economici, di personale e la trasformazione
dell'Università pubblica in fondazioni private, non può
esimersi da un'analisi delle nefaste condizioni del sistema
universitario precedente. In particolare è un sistema che per
le donne rappresenta ancora un "tetto di cristallo". Le
donne laureate superano di gran lunga il numero di uomini laureati
ogni anno, il numero di ricercatrici di III Livello (precarie e
sottopagate) è in aumento, ma risulta in decremento il dato
sulle ricercatrici di I livello, il numero di docenti ordinarie è
inferiore alla media europea, e nel CRUI (Conferenza Rettori
Università Italiana) ci sono solo 2 donne su 67 membri, che
rappresentano il 2, 6% contro il 25% francese. Il sapere è di
fatto in mano maschile come in tutti gli ambiti economico-politici
italiani, e si traduce nelle tante forme di potere patriarcale.
Riteniamo che il blocco del turn-over al 20% penalizzerà
ulteriormente le donne, e le possibilità di ricerca sui saperi
"non convenzionali" per il sistema italiano e in
particolare sui "grandi assenti" Gender Studies. Con i
tagli e senza una precisa volontà politica, la sperimentazione
nella ricerca non è ammessa, la razionalizzazione finisce per
limitare anche la ricerca tradizionale e a mercificare il sapere.
Da una parte in Italia, a differenza da tanti paesi
europei e extraeuropei non esistono Lauree triennali in Studi di
Genere. D'altra parte quando si traducono in insegnamenti all'interno
di triennali o specialistiche vengono trasmessi dal punto di vista
metodologico come specificità, senza metterne in pratica gli
aspetti di messa in discussione della didattica ufficiale e delle
asimmetrie di potere (si ripropone la lezione frontale,
nozionistica…). I temi degli studi di genere si ritrovano a dover
stare all'interno di compartimenti stagni limitanti, e, dove
esistono, vengono relegati a nicchie di saperi che non prevedono la
contaminazione con gli altri, neutralizzandone la natura trasversale
a tutti gli altri insegnamenti. Non è prevista inoltre
l'integrazione della didattica ufficiale con saperi che provengano
dal basso, da soggettività altre, come le espressioni di
movimento della società civile, in questo caso di donne
femministe e lesbiche. Questo provoca l'esclusione di temi che noi
consideriamo fondamentali per la formazione ma che il "sistema"
non considera neutri, perciò sufficientemente scientifici o
razionali. Ad esempio sembra impensabile proporre tesi di ricerca o
addirittura corsi sull'autodeterminazione delle donne, sulla
sessualità, sul sex work, sulle esperienze e la storia dei
movimenti lgbtqi o sul transessualismo. Sono temi che, se portati dal
basso all'interno dell'università possono aprire delle brecce,
mettere in discussione l'intera impalcatura patriarcale sulla quale
si regge il sistema di sapere-potere interno ed esterno
all'università stessa.
Crediamo che la volontà di autoriforma non possa
prescindere da un'analisi di genere sul sistema universitario
italiano. Se l'onda decidesse di omettere questa critica, finirebbe
per riproporre quel concetto di "neutralità" che
finisce per escludere le esistenze, resistenze e desideri di tutte e
tutti.
Figliefemmine (Bologna)
Per adesioni: figliefemmine@inventati.org
adesioni ricevute :
Elena Del
Grosso
Tavola
delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città (Bo)
Maria
Grazia Negrini
Associazione
I.D.A.(Bo)
Silvia Evangelisti School
of History, University of East Anglia, Norwich
NR4 7TJ, UK
Punti dove comprare i biglietti per il bus a Bologna per il 22 novembre per Roma
Figliefemmine
martedì 11 novembre dalle 16.00 alle 19.00 in Aula 2 Scienze Politiche
(strada maggiore 45),
giovedì 13 novembre dalle 16.00 alle 19.00 in aula B a Scienze Politiche
Ogni giorno qualcuna è a Scienze Politiche! Chiamate 3381057693
Casa delle donne per non subire violenza,
Via dell' Oro 3 - 1 piano
dalle 9 - 18 dal lunedì al giovedì
dalle 9 - 15 il venerdì.
Referente Roberta
Associazione di donne Armonie
Via Emilia Levante 138
Lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16.00 alle 19.00
Clitoristrix in P.S. Stefano
sabato 15 novembre a partire dalle 20 fino alle 05.00
Fuoricampo 3391408010
martedì dalle 19 fino alle 22 tel.051349969
Sexy Shock: Betty&Books , Via Rialto 23/a - Bologna
tel: 051 271 894 http://www.betty-books.com/
orari apertura:
lun : 15.30 - 19.30
mar - sab : 10 - 13 e 15.30 - 19.30
mercoledi' fino alle 22
S. Cristina C/O Biblioteca Italiana delle Donne e Sala da the Internet. Tel. 051 42 99 411
Chiedere di Lucia Poligamia o Elena Camerin
orari:
dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00
martedì e giovedì anche il pomeriggio dalle 14.00 alle 17.30
Libreria delle donne Via San Felice 22 orario apertura negozio lun-ven
Per informazioni partenza e ritorno cell.3391408010
Appuntamenti a Bologna VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE E LESBICHE
11/11/2008 ore 16.00 Aula 2 di
Scienze Politiche (Strada Maggiore 45) Proiezione di “Ni
Coupables Ni Victimes”, videobox di Betty @ sexworkeurope,
documentario sui diritti civili delle sex workers. Hosted by
Figliefemmine
"Veniamo da paesi, ambienti e storie diverse ma abbiamo
scoperto di trovarci di fronte a problemi molto simili sia nel lavoro
che nella vita.
In questo documento esaminiamo le ineguaglianze e le ingiustizie
presenti nelle nostre vite e nell'industria del sesso; ci
interroghiamo sulle loro origini; le mettiamo a confronto e le
contestiamo, proponiamo una nostra visione dei cambiamenti necessari
per creare una società più equa nella quale i/le sex
workers, i loro diritti e il loro lavoro siano riconosciuti e
valorizzati."
(Manifesto dei/delle sex workers in Europa, Bruxelles, 15-17
ottobre 2005)
12/11/2008 ore 20.30 ad ARMONIE associazione di donne Via
Emilia Levante, 138 autobus 27 - 19 (dal centro della città)
priezione di "CHI CONTA? SESSO, BUGIE E GLOBALIZZAZIONE" di
Terre Nash
>>L’Associazione di donne Armonie propone un incontro per
approfondire i temi della guerra e della violenza, analizzati da un
punto di vista femminile, in occasione dell’approssimarsi della
giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e lesbiche,
che vedrà le donne anche quest’anno manifestare in piazza a
Roma il 22 Novembre 2008.
In questi ultimi anni Armonie ha
lavorato molto, partendo dalle ricerche dell'archeologa Marija
Gimbutas sulla cultura matristica, la storia delle donne e le loro
forme di ribellione - culture di resistenza che la società
patriarcale tende ad occultare o a censurare.
L'ambito del nostro
lavoro di ricerca ha l'obiettivo di accrescere la forza delle donne e
di dimostrare che la secondarietà femminile non è un
fatto naturale, ma il frutto di un lunghissimo e spesso cruento
processo storico, politico e religioso.
L’incontro prevede la
visone del filmato:
"CHI CONTA? SESSO, BUGIE E GLOBALIZZAZIONE" di Terre
Nash
Ex parlamentare, scrittrice, attivista, Marilyn Waring è
una delle maggiori portavoci dell'economia femminista. Il
documentario ripercorre le tappe della sua avventura politica, oltre
a mettere in primo piano il ruolo economico svolto dal lavoro delle
donne. Molto tempo prima che i movimenti anti-globalizzazione
denunciassero i misfatti dell'economia mondiale, Marilyn Waring
mostrava già nel '75 i danni provocati dalle politiche
economiche del FMI e della Banca Mondiale nei confronti dei paesi del
sud del mondo, dei beni comuni, delle donne.
Con intelligenza e
ironia Marilyn Waring ci invita a inventare nuovi sentieri di azione
politica imparando "l’arte della domanda ingenua", ovvero
l’arte di interrogare le cose per sapere a chi, a cosa servono e
perché.
13/11/2008 alle 20.30 ad Armonie Via Emilia Levante 138
proiezione de “Il tempo dei roghi”, sulla persecuzione delle
streghe.
13/11/2008 alle 20.30 XM 24 Via Fioravanti Cena di autofinanziamento
15/11/2008 dalle 20.00 ad Atlantide (P.ta Santo
Stefano)...FESTA DI AUTOFINANZIAMENT
19/11/2008,
ore 21 Tpo, Via Casarini 17/5, Bologna Verso la manifestazione di
sabato 22 novembre 2008 a Roma "Donne sull'orlo di una crisi. (che noi
non abbiamo nessuna intenzione di pagare)."
>>Dopo
l'approvazione dei ddl 133 e 137 della Gelmini, sembra evidente il
tentativo di aggirare la crisi economica con tagli che ricadono
direttamente sul libero accesso alla formazione di tutt*. Con il
decreto 137 ancora una volta il prezzo della crisi si riversa su tutte
le maestre che vedono a rischio il loro posto di lavoro, mentre con il
superamento del tempo pieno migliaia di precarie italiane (già
licenziate con i tagli al part-time: vedi alla voce Alitalia e La Perla
a Bologna) saranno a casa, travestite da angeli del focolare a crescere
e formare la prole. A questo punto, dubbiose, ci chiediamo se oltre
alla crisi economica vogliano far pagare a noi donne, anche la crisi
del welfare.... Ne parliamo con: Angela Balzano, Uniriot Bologna- Anna
Borghi, ricercatrice precaria - Stefania Ghedini, maestra scuola
elementare XXI Aprile - Cristina Morini, giornalista e scrittrice -
Coordina: Stefania Voli, Guai a chi ci tocca
20/11/2008 ore 21,30 all'IQBAL MASIH via della Barca 24/3
Proiezione del film “Ragazze di città (Girls Town)” Un
film di Jim McKay a cura di Amazora e donne dell'IQBAL MASIH
>>Ragazze di città (Girls Town) Un film di Jim McKay.
Con Lili Taylor, Aunjanue Ellis, Idina Harris. Genere Commedia,
colore 90 minuti. - Produzione USA 1996.
Ci vediamo indicativamente ogni giovedì alle 15.30 in Aula B a Scienze Politiche (Strada Maggiore 45 Bologna)
scrivici a figliefemmine@inventati.org per saperne di più!