Uno sguardo all'Ecofemminismo

Uno sguardo all'ecofemminismo 
 
 
In relazione -dall'Ecofemminismo all'etica dell'ambiente- di Chiara Certomà "ciò che sembra mancare in molta letteratura sull'etica ambientale [...] è l'aperta ammissione che non possiamo neppure iniziare a parlare delle questioni morali finché non riconosciamo di provare un sentimento di cura per qualcosa" (M. Kheel) (1) (...)Attraverso l'analisi di uno scritto di Rosemary Radford Reuther cercherò di illustrare la prospettiva ecofemminista sul problema ecologico. (...)Mi baserò sull'articolo della Reuther "What is Ecofeminism?" (3) e introdurrò, dove necessario altri brani di ecofemministe ed ecologisti. Comincerò col presentare le basi dell'Ecofemminismo e le sue motivazioni originarie, quindi passerò ad analizzare il rapporto "ispiratore" tra donne e natura e il cruciale momento di passaggio dalla Terra Mater alla Terra Nullius. A questo punto presenterò la visione della Crisi Ecologica contemporanea, le proposte dell'Ecofemmista ad analizzare gli aspetti, a mio giudizio, meno convincenti dell'Ecofemminismo (4). Per concludere dirò di alcune sue feconde innovazioni concettuali.  UNO SGUARDO ALL'ECOFEMMINISMO L'Ecofemminismo nasce negli anni '60 negli Stati Uniti come giustapposizione degli obiettivi di due movimenti: quello di liberazione della donna e quello ecologista. Il suo scopo è quello di proporre una connessione tra l'oppressione delle donne e quella della natura nella società occidentale basata sulla logica del dominio e dello sfruttamento. Secondo la Merchant (5) il modello ecologico e l'etica ad esso associata permettono un'interpretazione critica dell'avvento della scienza moderna che ha trasformato la terra da organismo a meccanismo, identificando donne e natura come forme inferiori di vita rispetto alla cultura, simbolicamente associata all'uomo.  (Continua)

Il Vaticano marcia su Roma


Da Facciamo Breccia



498 franchisti beatificati
nell’anniversario della marcia su Roma


Domenica 28 ottobre 2007, anniversario della marcia su Roma, saranno beatificati in San Pietro 498 franchisti, tra appartenenti al clero e laici, saranno beatificati perché, secondo i prelati spagnoli, sono “martiri della Repubblica”. Sarà la più numerosa delle beatificazioni mai realizzate, è prevista una folla di fedeli (filofranchisti) dalla Spagna e il battage pubblicitario delle grandi occasioni sui media italiani.
La gerarchia vaticana con questa azione di massa entra violentemente nel dibattito politico spagnolo: il governo Zapatero sta per varare una legge sulla memoria che condanni il franchismo e la chiesa cattolica spagnola, supportata da Ratzinger, prende posizione in questo modo.
Ma d’altro canto, attraverso questa iniziativa, le gerarchie vaticane continuano a fare politica in supporto al fronte clerico fascista: la scelta della data della marcia su Roma allarga il significato dell’operazione e la colloca nel tentativo sempre più visibile di sdoganamento e legittimazione del fascismo, tentativo operato dall’integralista Ratzinger per affermare un modello di società chiuso e reazionario, patriarcale, omofobico e razzista.
La beatificazione di 498 franchisti presentati come martiri è un esempio vergognoso di revisionismo storico, la strategia vaticana è ancora il vittimismo: si costruisce un’iniziativa per mostrare il clero come vittima di sanguinari comunisti quando la realtà storica racconta che la chiesa fu parte di una reazione fascista che portò in Spagna alla guerra civile e all’ instaurazione della dittatura. D’altra parte in Italia conosciamo bene questa tattica vaticana: negli ultimi mesi si cerca di far passare la chiesa cattolica, gli esponenti del clero e persino i politici che dichiaratamente ne supportano le istanze come vittime di una campagna anticlericale, quando, al contrario, la chiesa cattolica condiziona in modo sempre più palese la vita culturale, politica e sociale del nostro paese e conduce una campagna di istigazione all’odio e alla violenza contro donne, lesbiche, gay e trans che produce aggressioni, stupri, omicidi e diffusa intolleranza.
Dall’operazione revisionista che verrà celebrata domenica 28 ottobre esce rafforzata la marcia del dissolvimento della laicità (voluto dal Vaticano e operato dalla politica istituzionale) e la fascistizzazione della società, basata sulla creazione della paura e sulla caccia alle streghe dello scontro di civiltà; ne fanno le spese, ancora una volta, tutte le soggettività non conformi al modello unico dominante, la verità storica, l’antifascismo fondamento del nostro vivere civile.

Coordinamento Facciamo Breccia

 

Manifestazione a Reggio Emilia

Vi invitiamo a partecipare numerose alla manifestazione per condannare il gesto di estrema violenza a danno di Vjosa, avvenuto nel Tribunale di ReggioEmilia, che si terrà venerdì 19 ottobre alle ore 17.30 con ritrovo in Piazza Martiri 7 Luglio (davanti al Teatro Municipale Valli).
Sollecitiamo tutti le partecipanti a portare con sè una candela. Sotto potete leggere il comunicato stampa dell'Associazione Nondasola, con preghiera di massima diffusione. Reggio Emilia, 17 Ottobre 2007 ASSOCIAZIONE NONDASOLA-CASA DELLE DONNE DI REGGIO EMILIA COMUNICATO STAMPA Questa è l’ennesima cronaca di una morte annunciata, eppure la donna non era sola, non era rimasta in silenzio, aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze subite da anni. L’estrema pericolosità del marito non aveva fermato Vjosa che, volendo uscire da questa spirale di violenza, ha iniziato un percorso presso la Casa delle donne, gestita dall’Associazione Nondasola. L’Associazione Nondasola aveva formalmente segnalato con una denuncia il 30 gennaio 2007 a tutte le Forze dell’Ordine comportamenti violenti e vessatori esercitati dall’assassino, anche nei confronti di donne ospiti, di operatrici e volontarie della Casa. Nel nostro paese non esistono misure che assicurino tutela alle donne che trovano il coraggio di denunciare, viene sottovalutata la gravità della violenza in famiglia ed enfatizzata quella su strada. Continuiamo da anni a ripetere che è la famiglia il luogo più pericoloso in cui le donne subiscono violenze di ogni tipo fino a perdere la vita. Oggi è stata annientata una donna ed è una sconfitta atroce, ma è una sconfitta che riguarda tutti: singole persone, istituzioni e società civile. Occorre davvero che non si continui a minimizzare la violenza, che tutti noi, donne e uomini, ce ne facciamo carico e pretendiamo che vengano intraprese azioni concrete che garantiscano sicurezza e protezione alle donne, che con determinazione affrontano tutti i rischi legati alla scelta di uscire dalla violenza. Pretendiamo misure anche penali che mettano in condizione gli uomini violenti di non nuocere. Il femminicidio deve finire.

Libera il Reggae dal machismo!

Riflessioni sull'aborto

È nel novecento che si è affacciata, e poi diffusa, la tesi che lo stato debba garantire alle donne che si ritrovano ad avere una gravidanza indesiderata, la possibilità di interromperla. Molti sono i motivi che giustificano la legalizzazione dell’ aborto, tra questi: -il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa; -la vita di una madre ha più valore di quella del feto; -la maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole, e non il frutto, ad esempio, del malfunzionamento di un contraccettivo; -la vita per un bambino non desiderato, potrebbe non essere la soluzione migliore. Fino al 1975 l’ aborto era in italia ancora una pratica illegale: uno degli ultimi paesi europei a considerarlo un reato. Ciò non significava, ovviamente, che di aborti non ne avvenissero: anzi, le donne italiane, già svantaggiate da una legislazione punitiva nei confronti della contraccezione, quando incappavano in una gravidanza non voluta si dovevano rivolgere clandestinamente alle mammane.  (Continua)

Laurea honoris causa alle Madres de Plaza de Mayo

 (Continua)

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