Giovedì 22 novembre figlie femmine al pranzo sociale dell'aula c autogestita!

 

Verso Roma!

Verso Roma!

La Rete delle Donne di Bologna ti invita Mercoledi' 21 novembre alle 18,30 all'aperitivo mangereccio e danzereccio per sostenere e finanziare la manifestazione nazionale del 24 a Roma. In questa occasione potrai acquistare il biglietto per scendere a Roma assieme alla Rete a un prezzo accessibile anche se sei studentessa, precaria o semplicemente un po' squattrinata. Sono gradite torte salate o altre prelibatezze per accompagnare l'aperitivo. Ti aspettiamo Mercoledi' 21 novembre al Cassero in Via Don Minzoni 18 autobus, linee 33-35 e navetta A (fermata Don Minzoni)

 

17 Novembre: tutt@ a Genova!!

 

LA STORIA SIAMO NOI
E' da anni che chiediamo che tutti e tutte si facciano carico delle sorti dei processi per il g8 di genova. L'arroganza dei pm genovesi titolari del processo contro 25 manifestanti per devastazione e saccheggio sembra finalmente aver
smosso la coscienza di quei 300.000 che a Genova hanno cercato di opporsi al pensiero unico che il g8 rappresenta.
Pensiamo che questo non sia il momento di settarismi e distinguo puerili, ma che sia necessaria una manifestazione di massa e una partecipazione senza se e senza ma a tutte le iniziative che vogliono fare pressione per evitare che la sentenza del processo per devastazione e saccheggio ricalchi le richieste dei pm.
Per questo speriamo che tutti e tutte rispondano agli appelli e alle moblitazioni che verranno lanciate, con intelligenza e con la voglia di gridare e rivendicare quel lontano 20 e 21 luglio 2001.
LA STORIA SIAMO NOI
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre
"La storia siamo noi" non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i paladini dell'ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l'energia di centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e
realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25 persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l'operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro
il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.
Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007
LA STORIA SIAMO NOI

 

 

Convocazione Manifestazione Nazionale contro la violenza maschile sulle donne

 

In seguito all'assemblea del 27/10/2007 a Roma ..la convocazione è definitiva!

CONVOCAZIONE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
L'assemblea di singole donne e di realtà associative femminili, femministe e lesbiche, provenienti da tutta Italia, che si sono riunite in assemblea pubblica domenica 21 ottobre a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne sulla base dell'appello diffuso dal sito
www.controviolenzadonne.org
In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne convoca una MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA 24 NOVEMBRE 2007 - ORE 14
Le donne denunciano le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti. E' una storia senza fine che continua a passare come devianza di singoli, mentre la violenza contro le donne avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza. Ricordiamo che l'aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. Il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna. La violenza contro le donne non deve essere ricondotta, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica. Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta a imporre un modello unico eterosessuale. Non vogliamo scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo. Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà. Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato. Scendiamo in piazza per ribadire l'autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche. controviolenzadonne.org

IMPORTANTE: [Il corteo previsto è di sole donne. Però non tutti i gruppi femministi sono separatisti e quindi ci si è accordate democraticamente che ogni gruppo deciderà autonomamente con quali pratiche tenere fuori gli uomini dal proprio spezzone. Se avete dubbi o volete esprimere un parere sul corteo separatista potete trovare una discussione già iniziata sul blog di controviolenza.org

 

 

nella città della legalità uno stupro al giorno

La giunta di questa città ha posto come parola d’ordine della propria politica la legalità, che a sua volta diventa giustificazione per il raggiungimento di sicurezza e ordine pubblico. Ma dove una donna ha maggior bisogno di sicurezza? Forse ci stiamo dimenticando che la maggior parte delle violenze sessuali su donne e bambini avvengono lontano da vicoli bui,lontano dal “degrado”, lontano dai deliri di onnipotenza delle forze dell’ordine di questa città. La maggior parte delle infami violenze sulla donna avviene nelle case, tra le mura domestiche, in silenzio, all’interno di quel focolare tanto difeso e sacralizzato. La maggior parte delle violenze sulle donne non viene denunciata perché a commetterle è un famigliare, un parente, un amico, una persona che si conosce. Il vero massacro(perché di questo si tratta) avviene dentro e non fuori dalle case. Riteniamo che la nostra sicurezza nelle strade, nelle piazze e nei quartieri non dipenda dalla forza e dalla brutalità della repressione. Strade e piazze vuote e “ordinate” ci rendono sole. Non abbiamo bisogno di legalità per sentirci tranquille. Non abbiamo bisogno di ripulire la città dal “degrado” per sentirci più al sicuro. Per questo il clima in questa città si fa sempre più insopportabile, anche per noi donne, come per tutti quei soggetti che da troppo tempo sono vittime di una repressione cieca e freddamente calcolata in luoghi di potere prettamente maschili. Non siamo un oggetto di piacere maschile e non vogliamo essere soggetti giustificanti della politica machista e repressiva che la giunta di questa città sta praticando. Ci sembra inaccettabile restare mute davanti agli affronti che ci vengono fatti, oggi più che mai. Siamo indignate e offese per i fatti avvenuti pochi giorni fa in zona universitaria, dove in poco meno di tre giorni ci sono stati 10 arresti di compagni che si opponevano ad un TSO(trattamento sanitario obbligatorio) e di altri che esprimevano la loro solidarietà attraverso una scritta su un muro. Siamo toccate in prima persona come donne, come femministe, perché la stessa brutalità che la giustizia ha avuto nell’accanirsi su chi ha il coraggio di dire “NO!”, diventa lasciva, annacquata e svanisce quando ci si trova di fronte a reati di violenza sessuale. Diventa allora lecito e giustificabile esprimere solidarietà con chi è accusato di stupro, diventa quotidiano diminuire le pene per chi è stupratore, diventa “normale” pensare che una donna che ha denunciato uno stupro in fondo era “una facile”. Per questo ci schieriamo contro la politica bieca e viscida di questa giunta e contro la sua repressione Per questo crediamo che, a volte, dove la giustizia non arriva, possono arrivare le donne.
 
FIGLIE FEMMINE Collettivo Femminista Universitario Bologna