La befana vien di notte a salvarti dalle botte


Sabato 20/12 ore 18 P.zza Nettuno


Irrompiamo nel natale con un presidio itinerante, ricordando che la violenza maschile su donne e lesbiche non va in vacanza. Saremo quindi presenti nelle strade con cartelli, volantini e altro per proporre una befana femminista che diffonda informazioni su forme di contrasto alla violenza e che solleciti a tenere sempre alta l'attenzione su di se e sulle donne e lesbiche chi ci stanno accanto.

Unitevi numerose e portate cartelli contro la violenza e se vi va travestitevi da befane ..o .. come volete!

Coordinamento "Quelle che non ci stanno" - Bologna

 

ADESCHIAMO DIRITTI - SABATO 13 DICEMBRE, ROMA


Noi le gonne non le allunghiamo - Powered by SexyShock


Dalla presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente “deboli” (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi. La “sicurezza” sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più “deboli”, i “diversi” e gli “stranieri”, nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica.

Sulla paura e sull’insicurezza si sono costruite campagne che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo della ricetta più semplice, quella di nascondere. Esattamente quello che si sta tentando di fare con la prostituzione: renderla invisibile. Ma in questo modo non si tutelano i diritti di nessuno. In questo modo si riducono i diritti di tutti:

* il ddl Carfagna sulla prostituzione non tiene assolutamente in considerazione l’esperienza di tutte quelle persone (trans, donne, uomini) che hanno scelto liberamente di vendere prestazioni sessuali, né risponde ai bisogni delle persone che esercitano la prostituzione per vivere o sopravvivere. Le emargina soltanto, senza neppure offrire una alternativa;
* inoltre, contrariamente a quanto afferma il Governo, il ddl aggrava la condizione di chi è sfruttato ed è vittima della tratta di esseri umani, fenomeno molto frequente, che riguarda moltissime persone straniere che si prostituiscono in strada, spingendo le persone nel sommerso di appartamenti e locali, rendendole irraggiungibili e completamente sotto il controllo degli sfruttatori;
* infine, il disegno di legge non renderà i cittadini più sicuri, poiché la sicurezza si costruisce innanzitutto creando condizioni di benessere diffuso, di convivenza pacifica, di rispetto, di pari opportunità, di diritti per tutti e non spingendo al chiuso e nei ghetti fenomeni sociali e persone che fanno parte della nostra società.

Questo DDL attacca i principi di libertà garantiti dalla Costituzione, priva di diritti le persone che esercitano la prostituzione, minaccia seriamente la loro salute e la loro sicurezza, non tutela l’incolumità delle vittime di sfruttamento, non permette di portare avanti i servizi che da anni operano attività di riduzione del danno e di prevenzione sanitaria che da sempre garantiscono il diritto alla salute dell’intera comunità (contatto, informazione, sensibilizzazione ed accompagnamento che svolgono gli operatori sociali direttamente in strada con le persone che si prostituiscono). Questo DDL rischia inoltre di depotenziare il sistema di tutela e assistenza delle vittime di grave sfruttamento e tratta di persone, che pure rappresenta un punto di eccellenza dell’Italia nel panorama internazionale: le vittime non avranno più accesso ai programmi di aiuto poiché non potranno essere più contattate dalle unità di strada, ed anche per le forze dell’ordine il contatto sarà più difficile.

Ci opponiamo al DDL perché crediamo che le persone debbano essere:

* Libere dalla violenza, a cui vuole condannarle il DDL Carfagna costringendo le persone ad esercitare la prostituzione al chiuso, dove è più difficile difendersi dalla violenza e dove aumenta la precarietà. Il DDL non considera il fatto che chi si prostituisce non commette reati contro terzi ma spesso li subisce (violenze, stupri, rapine, sfruttamento, riduzione in schiavitù); non considera inoltre che violenza, sfruttamento, riduzione in schiavitù già sono presenti in una parte della prostituzione al chiuso esercitata negli appartamenti o tramite i locali notturni. Il DDL inoltre, in evidente violazione degli obblighi costituzionali ed internazionali assunti dallo Stato italiano relativamente alla protezione dei minori, prevede il rimpatrio forzato delle persone minorenni non italiane che si prostituiscono, costringendole a tornare nei luoghi dai quali sono fuggite. Questo significa molto spesso immettere una seconda volta le vittime nel circuito dello sfruttamento e in una condizione di vulnerabilità ancora maggiore.

* Libere di poter accedere e di usufruire di servizi e opportunità, mentre invece il DDL Carfagna - con il suo estremismo securitario e la sua impostazione esclusivamente repressiva - toglie ogni prospettiva futura per chiunque voglia abbandonare la prostituzione. Le persone trafficate vedranno ridotte drasticamente le loro possibilità di accedere ai programmi di assistenza e protezione sociale in quanto sempre più irraggiungibili dagli operatori sociali ma anche dalle forze dell’ordine, che verranno viste come nemiche anziché come un punto di riferimento. A chi esercita la prostituzione per mancanza di alternative e a causa della discriminazione (si pensi alle transessuali), non viene offerta alcuna alternativa, nessuna misura di supporto all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo.

* Libere di scegliere, mentre il DDL Carfagna non tiene in considerazione il fatto che la prostituzione possa essere una scelta, né garantisce aiuto alle vittime di tratta e sfruttamento, né offre alternative a chi vorrebbe abbandonare l’attività prostitutiva ma ha bisogno di un sostegno.

* Libere dal pregiudizio, mentre il DDL, criminalizzando la prostituzione, aumenta lo stigma e il pregiudizio verso chi la pratica, esponendo le persone a violenze, persecuzioni, discriminazioni e maggior emarginazione.

* Libere di agire, mentre il DDL, per salvaguardare il “pubblico pudore”, impone norme di comportamento a tutte e tutti. In questo modo si limita la libertà, l’autodeterminazione e si ledono i diritti.


Elenco dei promotori

ARCI
ASGI
Associazione Cantieri Sociali
Associazione Giraffa
Associazione Libellula
Associazione NAGA
Associazione On the Road
Associazione radicale Certi Diritti
CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
Consorzio di cooperative sociali “GESCO Campania”
Coooperativa Sociale Dedalus
Coordinamento nazionale transgender Sylvia Rivera
Gruppo Abele
La strega da bruciare
M.I.T. – Movimento di Identità Transessuale
PIAM onlus
Provincia di Pisa
Rivista Carta
Ufficio Pastorale Migranti Piemonte

Appello cittadino per una mobilitazione antirazzista e antifascista sabato 13 dicembre

Da Assembleantifascistabologna

Il 12 dicembre saranno passati 39 anni da quando una bomba piazzata da un gruppo di neofascisti spalleggiati dai servizi segreti fece 16 morti e 87 feriti nell'atrio della Banca dell'Agricoltura, a Milano. Tre giorni dopo un "malore attivo" e un volo dalla finestra della Questura suicideranno il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli.
Il 6 novembre 2008, a Genova, al riparo dai riflettori della Storia, un migrante algerino accusato di borseggio, Aufi Farid, è volato dalla finestra di una stazione dei carabinieri ed è morto. Quello che si sta chiudendo è stato un anno insanguinato da xenofobia e squadrismo: Nicola Tommasoli ucciso dai fascisti a Verona, Abdoul Guibrea Milano massacrato per un pacco di biscotti, Emmanuel Bonsu pestato brutalmente dai vigili urbani a Parma, gravi aggressioni ad attivisti dei movimenti a Roma, Pesaro, sul treno Ancona-Rimini. La notte tra il 14 e il 15 novembre a Bologna, sotto le due torri, quattro bonehead forzanovisti hanno ferito due giovani, uno in modo grave, colpevoli di un look sgradito e di essersi dichiarati comunisti.
A lui e agli altri aggrediti va tutta la nostra solidarietà.
La violenza dei pubblici poteri e la violenza fascista non hanno mai allentato la loro stretta. Se ieri era la Strategia della Tensione, oggi è una Strategia della Paura ad alimentarle. Paura che la retorica securitaria scatena verso chiunque appaia diverso, perché straniero, per la sua identità di genere, per una maglietta sbagliata, per il suo modo di vestirsi o di tenere i capelli.
E "dalla strategia della tensione alla strategia della paura", raccogliendo una proposta della Rete Antifascista Metropolitana di Roma, è stato il filo conduttore di iniziative diffuse in varie città italiane il 12 dicembre 2007. A Bologna un corteo comunicativo ha attraversato i quartieri Barca e S. Viola, dove i movimenti operai, antagonisti e libertari bolognesi mancavano da decenni.
Quest'anno riteniamo più che mai urgente e necessaria una presenza di piazza antirazzista e antifascista nell'anniversario della strage di Piazza Fontana. Essendo stato proclamato per il venerdì 12 lo sciopero generale, proponiamo a reti, collettivi, singoli, di costruire per sabato 13 dicembre una mobilitazione cittadina e plurale che attraversi nuovamente i quartieri S. Viola e Barca. Un momento di comunicazione e presa di parola perché non prevalga il silenzio dell'oblio e dell'intolleranza.

Circolo Arci Iqbal Masih
Lista Reno per il rilancio dello stato sociale
Assemblea Antifascista Permanente
Circolo anarchico "Camillo Berneri"
Associazione Politica e Classe di Bologna
Collettivo femminista Figlie Femmine

(adesioni aggiornate al 30/11/08 ore 15.30)

per aderire: aap-bologna at riseup punto net

Su DL 133 e 137, pensieri femministi sull'autoriforma


Come femministe che lottano, si muovono e creano saperi all'interno dell'università crediamo sia fondamentale un'analisi dal punto di vista di genere degli ultimi decreti legge in materia di istruzione e welfare. Prendiamo parola come componenti del movimento sulla reale condizione delle donne nel sistema universitario attuale, con la volontà di portare un contributo alla critica dell'esistente e alla volontà di autoriforma espressa dalle studentesse e dagli studenti.
Partiamo dalla pesante ricaduta che ha lo smantellamento del welfare, di cui i decreti Tremonti-Gelmini sono espressione, sulle donne e sulla nostra libertà di autodeterminazione. Oltre a delegare la nostra salute ad enti privati, tagliando fondi ai Consultori e persino ai Centri Antiviolenza, promuove una retorica familista neo-fascista, in cui il lavoro di cura si riversa completamente sulle spalle delle donne, ancora una volta ricacciate in casa a occuparsi di bambini e anziani. La famiglia è il luogo primario delle violenze contro le donne e del controllo sui nostri corpi e sulle nostre vite. Un'altra conseguenza è la gerarchizzazione femminile su linee razziali e di classe del lavoro di cura che si traduce in una regolazione dei flussi migratori sulla base dei servizi che il pubblico non vuole più garantire.
Il DL 137 riduce il tempo scolastico a 24 ore settimanali, decretando la scomparsa del tempo pieno. Questo pone fine ad un progetto pedagogico avanzato e decreta una  divisione di classe tra madri che possono pagare per lasciare i bambini a scuola e madri che saranno costrette a pagare col proprio tempo e progetto di vita, tenendoli a casa, visto e considerato che ancora oggi  gli uomini-padri non sembrano condividere quanto dovrebbero il lavoro di cura. Meno tempo a scuola e classi differenziali per migranti significano precisa volontà di discriminazione e pongono le basi per un'educazione razzista, xenofoba, sulla scorta di un "pensiero unico" catto-fascista.
L'insegnamento nelle scuole primarie è tuttora demandato alle donne. Questa femminilizzazione dell'educazione comporta il perpetuarsi dello stereotipo che ci vuole inserite all'interno del mondo dell'istruzione solo nei gradi più vicini alle funzioni materne. L'enorme presenza di donne nelle scuole elementari e la decisione della Gelmini di imporre alle classi una maestra unica comporta il futuro licenziamento di massa delle donne. La "razionalizzazione" del personale ATA sancita nel DL 133 significa anch'essa licenziamenti per le donne, che rappresentano due terzi dei lavoratori, e incide ulteriormente sull'occupazione femminile che nel nostro paese non può vantare dati dignitosi. Le modifiche all'iter di richiesta del part-time, che diventa una "concessione dell'amministrazione" penalizzano ancora una volta le donne che in un numero maggiore usufruiscono di questa modalità lavorativa.
La critica al DL 133, nella parte riservata alla "riforma" dell'Università, che in realtà sancisce tagli economici, di personale e la trasformazione dell'Università pubblica in fondazioni private, non può esimersi da un'analisi delle nefaste condizioni del sistema universitario precedente. In particolare è un sistema che per le donne rappresenta ancora un "tetto di cristallo". Le donne laureate superano di gran lunga il numero di uomini laureati ogni anno, il numero di ricercatrici di III Livello (precarie e sottopagate) è in aumento, ma risulta in decremento il dato sulle ricercatrici di I livello, il numero di docenti ordinarie è inferiore alla media europea, e nel CRUI (Conferenza Rettori Università Italiana) ci sono solo 2 donne su 67 membri, che rappresentano il 2, 6% contro il 25% francese. Il sapere è di fatto in mano maschile come in tutti gli ambiti economico-politici italiani, e si traduce nelle tante forme di potere patriarcale.
Riteniamo che il blocco del turn-over al 20% penalizzerà ulteriormente le donne, e le possibilità di ricerca sui saperi "non convenzionali" per il sistema italiano e in particolare sui "grandi assenti" Gender Studies. Con i tagli e senza una precisa volontà politica, la sperimentazione nella ricerca non è ammessa, la razionalizzazione finisce per limitare anche la ricerca tradizionale e a mercificare il sapere.
Da una parte in Italia, a differenza da tanti paesi europei e extraeuropei non esistono Lauree triennali in Studi di Genere. D'altra parte quando si traducono in insegnamenti all'interno di triennali o specialistiche vengono trasmessi dal punto di vista metodologico come specificità, senza metterne in pratica gli aspetti di messa in discussione della didattica ufficiale e delle asimmetrie di potere (si ripropone la lezione frontale, nozionistica…). I temi degli studi di genere si ritrovano a dover stare all'interno di compartimenti stagni limitanti, e, dove esistono, vengono relegati a nicchie di saperi che non prevedono la contaminazione con gli altri, neutralizzandone la natura trasversale a tutti gli altri insegnamenti. Non è prevista inoltre l'integrazione della didattica ufficiale con saperi che provengano dal basso, da soggettività altre, come le espressioni di movimento della società civile, in questo caso di donne femministe e lesbiche. Questo provoca l'esclusione di temi che noi consideriamo fondamentali per la formazione ma che il "sistema" non considera neutri, perciò sufficientemente scientifici o razionali. Ad esempio sembra impensabile proporre tesi di ricerca o addirittura corsi sull'autodeterminazione delle donne, sulla sessualità, sul sex work, sulle esperienze e la storia dei movimenti lgbtqi o sul transessualismo. Sono temi che, se portati dal basso all'interno dell'università possono aprire delle brecce, mettere in discussione l'intera impalcatura patriarcale sulla quale si regge il sistema di sapere-potere interno ed esterno all'università stessa.


Crediamo che la volontà di autoriforma non possa prescindere da un'analisi di genere sul sistema universitario italiano. Se l'onda decidesse di omettere questa critica, finirebbe per riproporre quel concetto di "neutralità" che finisce per escludere le esistenze, resistenze e desideri di tutte e tutti.



Figliefemmine (Bologna)

Per adesioni: figliefemmine@inventati.org

adesioni ricevute :

Elena Del Grosso

Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città (Bo)

Maria Grazia Negrini

Associazione I.D.A.  (Bo)

Silvia Evangelisti School of History, University of East Anglia, Norwich NR4 7TJ, UK

 

Bus per Roma!!

Punti dove comprare i biglietti per il bus a Bologna
per il 22 novembre per Roma


Figliefemmine
martedì 11 novembre dalle 16.00 alle 19.00 in Aula 2 Scienze Politiche
(strada maggiore 45),
giovedì 13 novembre dalle 16.00 alle 19.00 in aula B a Scienze Politiche
Ogni giorno qualcuna è a Scienze Politiche! Chiamate 3381057693

Casa delle donne per non subire violenza,
Via dell' Oro 3 - 1 piano
dalle 9 - 18 dal lunedì al giovedì
dalle 9 - 15 il venerdì.
Referente Roberta

Associazione di donne Armonie
Via Emilia Levante 138
Lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16.00 alle 19.00

Clitoristrix in P.S. Stefano
sabato 15 novembre a partire dalle 20 fino alle 05.00

Fuoricampo 3391408010
martedì dalle 19 fino alle 22 tel.051349969

Sexy Shock: Betty&Books , Via Rialto 23/a - Bologna
tel: 051 271 894
http://www.betty-books.com/
orari apertura:
lun : 15.30 - 19.30
mar - sab : 10 - 13 e 15.30 - 19.30
mercoledi' fino alle 22

S. Cristina  C/O Biblioteca Italiana delle Donne e Sala da the Internet. Tel. 051 42 99 411
 Chiedere di Lucia Poligamia o Elena Camerin
 orari:
 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00
 martedì e giovedì anche il pomeriggio dalle 14.00 alle 17.30

 Libreria delle donne Via San Felice 22 orario apertura negozio lun-ven


Per informazioni partenza e ritorno cell.3391408010

Venite numerose :-)

Appuntamenti a Bologna VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE E LESBICHE


11/11/2008 ore 16.00 Aula 2 di Scienze Politiche (Strada Maggiore 45) Proiezione di “Ni Coupables Ni Victimes”, videobox di Betty @ sexworkeurope, documentario sui diritti civili delle sex workers. Hosted by Figliefemmine

>>Dopo la campagna Donne Perbene/Donne Permale e il dibattito Di cosa parliamo quando diciamo prostituzione a cura di Sexyshock (Qui puoi leggere una sintesi a cura di Figliefemmine)

"Veniamo da paesi, ambienti e storie diverse ma abbiamo scoperto di trovarci di fronte a problemi molto simili sia nel lavoro che nella vita.

In questo documento esaminiamo le ineguaglianze e le ingiustizie presenti nelle nostre vite e nell'industria del sesso; ci interroghiamo sulle loro origini; le mettiamo a confronto e le contestiamo, proponiamo una nostra visione dei cambiamenti necessari per creare una società più equa nella quale i/le sex workers, i loro diritti e il loro lavoro siano riconosciuti e valorizzati."

(Manifesto dei/delle sex workers in Europa, Bruxelles, 15-17 ottobre 2005)



12/11/2008 ore 20.30 ad ARMONIE associazione di donne Via Emilia Levante, 138 autobus 27 - 19 (dal centro della città) priezione di "CHI CONTA? SESSO, BUGIE E GLOBALIZZAZIONE" di Terre Nash

>>L’Associazione di donne Armonie propone un incontro per approfondire i temi della guerra e della violenza, analizzati da un punto di vista femminile, in occasione dell’approssimarsi della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e lesbiche, che vedrà le donne anche quest’anno manifestare in piazza a Roma il 22 Novembre 2008.
In questi ultimi anni Armonie ha lavorato molto, partendo dalle ricerche dell'archeologa Marija Gimbutas sulla cultura matristica, la storia delle donne e le loro forme di ribellione - culture di resistenza che la società patriarcale tende ad occultare o a censurare.
L'ambito del nostro lavoro di ricerca ha l'obiettivo di accrescere la forza delle donne e di dimostrare che la secondarietà femminile non è un fatto naturale, ma il frutto di un lunghissimo e spesso cruento processo storico, politico e religioso.
L’incontro prevede la visone del filmato:

"CHI CONTA? SESSO, BUGIE E GLOBALIZZAZIONE" di Terre Nash

Ex parlamentare, scrittrice, attivista, Marilyn Waring è una delle maggiori portavoci dell'economia femminista. Il documentario ripercorre le tappe della sua avventura politica, oltre a mettere in primo piano il ruolo economico svolto dal lavoro delle donne. Molto tempo prima che i movimenti anti-globalizzazione denunciassero i misfatti dell'economia mondiale, Marilyn Waring mostrava già nel '75 i danni provocati dalle politiche economiche del FMI e della Banca Mondiale nei confronti dei paesi del sud del mondo, dei beni comuni, delle donne.
Con intelligenza e ironia Marilyn Waring ci invita a inventare nuovi sentieri di azione politica imparando "l’arte della domanda ingenua", ovvero l’arte di interrogare le cose per sapere a chi, a cosa servono e perché.



13/11/2008 alle 20.30 ad Armonie Via Emilia Levante 138 proiezione de “Il tempo dei roghi”, sulla persecuzione delle streghe.

 

13/11/2008 alle 20.30 XM 24  Via Fioravanti Cena di autofinanziamento

 

15/11/2008 dalle 20.00 ad Atlantide (P.ta Santo Stefano)...FESTA DI AUTOFINANZIAMENT


19/11/2008, ore 21 Tpo, Via Casarini 17/5, Bologna Verso la manifestazione di sabato 22 novembre 2008 a Roma "Donne sull'orlo di una crisi. (che noi non abbiamo nessuna intenzione di pagare)."

 

>>Dopo l'approvazione dei ddl 133 e 137 della Gelmini, sembra evidente il tentativo di aggirare la crisi economica con tagli che ricadono direttamente sul libero accesso alla formazione di tutt*. Con il decreto 137 ancora una volta il prezzo della crisi si riversa su tutte le maestre che vedono a rischio il loro posto di lavoro, mentre con il superamento del tempo pieno migliaia di precarie italiane (già licenziate con i tagli al part-time: vedi alla voce Alitalia e La Perla a Bologna) saranno a casa, travestite da angeli del focolare a crescere e formare la prole. A questo punto, dubbiose, ci chiediamo se oltre alla crisi economica vogliano far pagare a noi donne, anche la crisi del welfare.... Ne parliamo con: Angela Balzano, Uniriot Bologna- Anna Borghi, ricercatrice precaria - Stefania Ghedini, maestra scuola elementare XXI Aprile - Cristina Morini, giornalista e scrittrice - Coordina: Stefania Voli, Guai a chi ci tocca



20/11/2008 ore 21,30 all'IQBAL MASIH via della Barca 24/3 Proiezione del film “Ragazze di città (Girls Town)” Un film di Jim McKay a cura di Amazora e donne dell'IQBAL MASIH

>>Ragazze di città (Girls Town) Un film di Jim McKay. Con Lili Taylor, Aunjanue Ellis, Idina Harris. Genere Commedia, colore 90 minuti. - Produzione USA 1996.

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