MANIFESTAZIONE NOTTURNA 14 GIUGNO!
Le ragazze le donne le femministe e le lesbiche riunite in assemblea cittadina a Bologna, chiamano tutte le altre ad una Manifestazione notturna che si snoderà per le strade della città, in gemellaggio con le donne e le lesbiche di Parigi, sulle stesse parole d’ordine.
Le aggressioni maschili sono la 1° causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo. Questa violenza non conosce classe nè etnia, né religione, né appartenenza politica, anzi le conosce e le attraversa tutte
La paura alimentata dalla notte fa ombra alle violenze del giorno ma per noi è chiaro che le violenze non hanno orario e sono ovunque: nelle case per strada, al lavoro……
Quando usciamo di notte siamo considerate a disposizione degli uomini e ci muoviamo in uno spazio (bus, strade, bar…) cosidetto neutro, ricoperto di immagini di donne “accessibili”, che alimentano, banalizzano e sostengono la “cultura” dello stupro.
Coniderate spazio pubblico e quindi interdette dallo spazio pubblico!
La violenza maschile contro donne e lesbiche deve essere riconosciuta come problema politico e sociale e non interpretata come marginalità privata, relegando all’isolamento quelle che la subiscono.
Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale ( pacchetti sicurezza e legislazioni d’emergenza, ronde, videosorveglianza….)
Denunciamo la repressione poliziesca e le leggi di esclusione che rendono le donne ancora più precarie e più vulnerabili alle violenze maschili
Denunciamo la specificità delle violenze sulle lesbiche per il solo fatto che affermano la propria esistenza e si rendono visibili, si amano, si riappropriano degli spazi e sfuggono al controllo degli uomini.
Manifesteremo contro tutte le violenze patriarcali che attraversano lo spazio pubblico e quello privato della famiglia
Manifesteremo contro la paura e il senso di colpa inculcato dalla cultura e dall’educazione
Manifesteremo per denunciare le violenze, gli stupri e i femminicidi e per la libera circolazione nelle città di giorno e di notte.
Ci riprendiamo lo spazio pubblico attraverso una pratica collettiva ed autodeterminata, senza bandiere né partiti perché siamo autonome e responsabili!
Siamo forti e fiere siamo solidali e arrabbiate
Prendiamoci la strada e la parola per affermare come ragazze donne lesbiche e femministe , la libertà di decidere per noi sempre e ovunque!
Invitiamo tutte….ad esserci con presenza e parola (cartelli, striscioni messaggi voce…..)
SABATO 14 GIUGNO '08
ALLE H. 22.30 Concentramento P.TA S. STEFANO
Camminiamo insieme di notte, per non farci calpestare di giorno!
MUOVENDOSI VERSO VERONA...
Figlie Femmine - Collettvio SPA - Aula C Autogestita
Giovedì 15 maggio
Muovendosi verso Verona...
ore 13 (circa) : @ Giardino Dubcek
Pranzo Sociale Antifascista
(o Giardino d'Inverno o Giardino di Facoltà)>>>in fondo a sinistra
dalle ore 15.30 Aula2 proiezione di :
"Intervista a G. Marchi" (1995)
L'autore del libro "Nazirock" e studioso di fenomeni legati al razzismo e alla xenofobia, racconta in questa intervista la nascita, gli sviluppi sociali e culturali delle formazioni dell'estrema destra.
A seguire : Nazirock (2008)
Video-Inchiesta sull'estrema destra italiana.
NICOLA E' OGNUNO DI NOI
SABATO 17 MAGGIO 2008: MANIFESTAZIONE
Partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15.00
Nicola è ognuno di noi
Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare una
città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta.
Non deve farlo mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva
anche questa storia.
Per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi,
libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro
tempo e della nostra città è crescere. Liberi.
Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una
giornata aperta alle iniziative e ai contributi positivi di tutte e tutti.
Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
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Assemblea cittadina promotrice della manifestazione
per adesioni: adesioni17maggio@gmail.com
RISCHIO DI SGOMBERO PER L'AMBULATORIO MEDICO POPOLARE DI MILANO
Il collettivo mai stat@ zitt@ ci ha inviato una mail con il comunicato dell'Ambulatorio Medico Popolare di Milano che rischia di essere sgomberato, con richiesta di risarcimento danni. Come ci dicono le mai stat@ zitt@ dal 1995 al 2000 l'AMP aveva ospitato un consultorio autogestito, che ora il collettivo mai stat@ zitt@ aveva in progetto di riaprire e in cui aveva intenzione di mettere la sede del comitato per la campagna "obiettiamo gli obiettori".
Di seguito pubblichiamo il comunicato dell'AMP :
Qualcuno crede che siamo alla fine di un percorso partito tredici anni fa, una follia in un mondo dove tutto si misura col denaro: un ambulatorio gratuito per il diritto alla salute. Si trova nei locali, per quasi due decenni lasciati in totale abbandono, al piano terra della storica casa occupata in via dei Transiti 28, Milano. 3600 persone visitate, 30 visite gratuite ogni settimana, migliaia di ore spese da decine di volontari e volontarie. Il tutto con la spesa di poche centinaia di euro l'anno, auto-finanziate e in totale indipendenza da partiti ed istituzioni. Questo e' l'Ambulatorio Medico Popolare . Questo è quanto non capirà mai il sig. Ciro Bigoni che ha comprato i locali per poche lire nel 2003, solo per fare un buon affare a scapito di una battaglia che rivendica un diritto fondamentale, il diritto alla salute. Aveva già provato a farci causa con l'assurda accusa di esercizio abusivo della professione medica che ha ovviamente perso. Ora però chiede lo sfratto ed i danni, ed il tribunale gli da' ragione: deve poterci mettere il suo negozietto, dovremmo andare via entro il 15 luglio 2008 pagandogli oltre 13.000 euro di danni. Quasi 1000 euro per ogni anno passato a togliere le castagne dal fuoco ad uno stato imbelle ed ipocrita, in una regione dove non sono garantiti neppure i diritti sanitari essenziali sanciti dalla legislazione nazionale. Perche' mai l'unica legge che debba prevalere sia quella del profitto non lo capiremo e non lo accetteremo mai.
Facciamo appello a chi voglia sostenere questa battaglia a mettersi in contatto con noi.
per contatti ed adesioni _ambulatorio.popolare@inventati.org <mailto: ambulatorio.popolare@inventati.org>_
ALCUNE RIFLESSIONI SUGLI ULTIMI AVVENIMENTI : PERCHE' IL 2 NON ERAVAMO IN PIAZZA
Abbiamo risposto a tutte le chiamate del Tpo perché come collettivo universitario e femminista siamo aperte al confronto con le realtà attente ai temi dell'autodeterminazione delle soggettività. Abbiamo partecipato alle assemblee convocate dal Tpo ("Né norme né marie" 4 marzo, assemblea pubblica "Fuori i nostri corpi dal vostro controllo!" del 18 marzo successiva all'azione alla farmacia in via Massarenti del 7 marzo, e assemblea di sabato 29 marzo sul comizio elettorale di Ferrara a Bologna). Infatti riteniamo che sia importante che negli spazi sociali si discuta del tema del controllo sui corpi. Queste assemblee le abbiamo vissute inizialmente come momenti di confronto su questi temi appunto.
Durante l'assemblea sull'azione alla farmacia c'è stato un confronto sulle pratiche da mettere in campo per contrastare gli ultimi attacchi alla legge 194 e l'obiezione di coscienza attuata dai farmacisti che si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo. Questo confronto ha fatto emergere la volontà di potenziare la comunicazione su questi temi da parte di alcune femministe della rete delle donne. D'altra parte soggettività più vicine a pratiche "miste", che partecipavano al confronto, hanno espresso l'intenzione di proseguire il dialogo iniziato per creare una rete a progetto per realizzare un agire politico comune.
Alla diffusione della notizia del comizio di Ferrara in Piazza Maggiore il Tpo ha inviato il comunicato "Ferrara non ci passi"( http://www.globalproject.info/art-15515.html) per invitare a un presidio di protesta in Piazza il 2 aprile. Nello stesso comunicato si invitava a un'assemblea sabato 29 marzo per discutere e organizzarsi sulle pratiche da portare il 2 in piazza, dando per scontato tale modalità di protesta. All'assemblea hanno partecipato varie realtà: centri sociali, collettivi, singol* e alcune donne della rete femminile femminista e lesbica attiva in città che si sono astenute dal prendere decisioni, rimandando al lunedì successivo (31 marzo) quando si sarebbe tenuta l'assemblea della rete delle donne di Bologna.
Dirimente, per le donne appartenenti a gruppi femminili e femministi, s'è dimostrata la questione delle pratiche da mettere in campo, dato che la discussione sulla presenza o meno in piazza non sembrava in quel luogo messa in discussione. I nostri dubbi, condivisi con altre, riguardavano le modalità della protesta, così importante per la comunicabilità delle nostre posizioni sulla libertà di aborto, sulla presa di parola delle donne su di un tema che ormai sembra esserci stato strappato via da una miriade di uomini, cattolici e non, che pensano di avere il diritto di parola sui nostri corpi. Abbiamo così avanzato qualche proposta che ci permettesse di stare in quel luogo così simbolico, come il "cordone sanitario" in camice bianco. Insomma quel che ci premeva era ed è l'autoprotagonismo delle donne perché la guerra si combatte su di noi, sulle nostre vite e sui nostri corpi, sul nostro ruolo privato e pubblico in una società e una politica istituzionale che difendono "valori" del tutto astratti e obsoleti.
All'assemblea al Tpo di quel sabato era stato deciso di produrre un comunicato stampa comune inerente alle decisioni prese nella sede del Tpo. Abbiamo socializzato qualche parola d'ordine e discusso in mailing list lo scritto. Domenica è stato diffuso il comunicato firmato rete per l'autodeterminazione, di fatto un coordinamento politico che lega varie realtà miste sul tema del controllo della sessualità e dei corpi di tutt*.
La rete delle donne il lunedì sceglie di rispondere all'invito che Salizzoni (candidato per Ferrara) aveva inviato direttamente alle femministe della città attraverso la mailing list "retedelledonnedibologna" (sottoforma di newsletter del movimento pro-life) disertando l'appuntamento del 2 aprile per non dare visibilità mediatica a chi già ne ha troppa. Il collettivo Figlie Femmine ha partecipato all'assemblea di lunedì della rete delle donne ed ha condiviso la decisione finale e la lettera che ne è seguita sull'autodeterminazione dell'agenda politica delle donne.
In continuità con il 24 novembre 2007, la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, ma soprattutto con il percorso che l'ha preceduta e seguita fino al FLAT, e con il 14 febbraio 2008 quando come donne, seguite da molti uomini, abbiamo presidiato l'Ospedale Sant'Orsola e manifestato non autorizzate fino a Piazza Maggiore, rivendichiamo l'autoprotagonismo e l'autonomia nel definire le nostre lotte.
Pur ritenendo che sul corpo delle donne decidono le donne non riteniamo di dover fare lotte ed azioni solo separatiste, crediamo sia importante che le donne autodeterminino se stesse e le loro lotte a partire dal proprio vissuto, dalla propria vitalità e dal proprio desiderio. La nostra scelta è una scelta consapevole e ci auguriamo che nessuna realtà la interpreti come conseguente alle decisioni prese il 29 marzo all'assemblea del Tpo. Auspichiamo infatti che continuino e, soprattutto, migliorino la comunicazione e il confronto tra soggettività diverse che lottano a Bologna.
LE DONNE NON SI LASCIANO INTIMIDIRE : CONTINUIAMO A LOTTARE !
Nelle ultime settimane si sono verificati due attacchi all’autodeterminazione delle donne. Il primo in zona universitaria due settimane fa quando sono stati necessari ben quindici sbirri per cercare di intimidire 3 compagne del coordinamento “Quelle che non ci stanno”, portate fino in questura per un riconoscimento con dinamiche chiaramente machiste di retaggio fascista. Il secondo pochi giorni fa contro le attiviste del Tpo cui sono arrivate ben 17 denunce in seguito ad un’azione finalizzata allo svelamento dell’abuso del diritto di obiezione di coscienza che viene fatto da alcuni farmacisti bolognesi di fronte alla richiesta della “pillola del giorno dopo”. Ricordiamo che la pillola in questione non è un farmaco abortivo, in quanto agisce come inibitore dell’impianto dell’ovulo, bloccandone l’ovulazione e non intaccando in alcun modo eventuali ovuli fecondati, fa quindi parte dei contraccettivi d’emergenza, e deve essere facilmente accessibile a qualsiasi donna.
Il paradosso è che il reato di interruzione di pubblico servizio, contestato alle attiviste, è in realtà un reato commesso dagli stessi farmacisti-obiettori nel momento in cui si rifiutano di consegnare suddetto farmaco.
Solidarietà a tutte le compagne e a tutte le donne cui è stata ostacolata la possibilità di accedere agli anticoncezionali o all’interruzione di gravidanza.
Stupite dall’infondatezza dei reati contestati dietro i quali vediamo una volontà intimidatoria decidiamo di non fermarci e ribadiamo la nostra lotta per l’autodeterminazione senza rinunciare alle pratiche che ci caratterizzano.
Figlie Femmine





