NICOLA E' OGNUNO DI NOI

SABATO 17 MAGGIO 2008: MANIFESTAZIONE
Partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15.00

Nicola è ognuno di noi
Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare una
città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta.
Non deve farlo mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva
anche questa storia.


Per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi,
libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza

perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro
tempo e della nostra città è crescere. Liberi.
Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una
giornata aperta alle iniziative e ai contributi positivi di tutte e tutti.


Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
 
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Assemblea cittadina promotrice della manifestazione
per adesioni: adesioni17maggio@gmail.com

RISCHIO DI SGOMBERO PER L'AMBULATORIO MEDICO POPOLARE DI MILANO

Il collettivo mai stat@ zitt@ ci ha inviato una mail con il comunicato dell'Ambulatorio Medico Popolare di Milano che rischia di essere sgomberato, con richiesta di risarcimento danni. Come ci dicono le mai stat@ zitt@ dal 1995 al 2000 l'AMP aveva ospitato un consultorio autogestito, che ora il collettivo mai stat@ zitt@ aveva in progetto di riaprire e in cui aveva intenzione di mettere la sede del comitato per la campagna "obiettiamo gli obiettori".

Di seguito pubblichiamo il comunicato dell'AMP :

Qualcuno crede che siamo alla fine di un percorso partito tredici anni fa, una follia in un mondo dove tutto si misura col denaro: un ambulatorio gratuito per il diritto alla salute. Si trova nei locali, per quasi due decenni lasciati in totale abbandono, al piano terra della storica casa occupata in via dei Transiti 28, Milano. 3600 persone visitate, 30 visite gratuite ogni settimana, migliaia di ore spese da decine di volontari e volontarie. Il tutto con la spesa di poche centinaia di euro l'anno, auto-finanziate e in totale indipendenza da partiti ed istituzioni. Questo e' l'Ambulatorio Medico Popolare . Questo è quanto non capirà mai il sig. Ciro Bigoni che ha comprato i locali per poche lire nel 2003, solo per fare un buon affare a scapito di una battaglia che rivendica un diritto fondamentale, il diritto alla salute. Aveva già provato a farci causa con l'assurda accusa di esercizio abusivo della professione medica che ha ovviamente perso. Ora però chiede lo sfratto ed i danni, ed il tribunale gli da' ragione: deve poterci mettere il suo negozietto, dovremmo andare via entro il 15 luglio 2008 pagandogli oltre 13.000 euro di danni. Quasi 1000 euro per ogni anno passato a togliere le castagne dal fuoco ad uno stato imbelle ed ipocrita, in una regione dove non sono garantiti neppure i diritti sanitari essenziali sanciti dalla legislazione nazionale. Perche' mai l'unica legge che debba prevalere sia quella del profitto non lo capiremo e non lo accetteremo mai.

Facciamo appello a chi voglia sostenere questa battaglia a mettersi in contatto con noi.

per contatti ed adesioni _ambulatorio.popolare@inventati.org <mailto: ambulatorio.popolare@inventati.org>_

 per maggiori info : http://lombardia.indymedia.org/?q=node/5231 

ALCUNE RIFLESSIONI SUGLI ULTIMI AVVENIMENTI : PERCHE' IL 2 NON ERAVAMO IN PIAZZA

Abbiamo risposto a tutte le chiamate del Tpo perché come collettivo universitario e femminista siamo aperte al confronto con le realtà attente ai temi dell'autodeterminazione delle soggettività. Abbiamo partecipato alle assemblee convocate dal Tpo ("Né norme né marie" 4 marzo, assemblea pubblica "Fuori i nostri corpi dal vostro controllo!" del 18 marzo successiva all'azione alla farmacia in via Massarenti del 7 marzo, e assemblea di sabato 29 marzo sul comizio elettorale di Ferrara a Bologna). Infatti riteniamo che sia importante che negli spazi sociali si discuta del tema del controllo sui corpi. Queste assemblee le abbiamo vissute inizialmente come momenti di confronto su questi temi appunto.

Durante l'assemblea sull'azione alla farmacia c'è stato un confronto sulle pratiche da mettere in campo per contrastare gli ultimi attacchi alla legge 194 e l'obiezione di coscienza attuata dai farmacisti che si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo. Questo confronto ha fatto emergere la volontà di potenziare la comunicazione su questi temi da parte di alcune femministe della rete delle donne. D'altra parte soggettività più vicine a pratiche "miste", che partecipavano al confronto, hanno espresso l'intenzione di proseguire il dialogo iniziato per creare una rete a progetto per realizzare un agire politico comune.

Alla diffusione della notizia del comizio di Ferrara in Piazza Maggiore il Tpo ha inviato il comunicato "Ferrara non ci passi"( http://www.globalproject.info/art-15515.html) per invitare a un presidio di protesta in Piazza il 2 aprile. Nello stesso comunicato si invitava a un'assemblea sabato 29 marzo per discutere e organizzarsi sulle pratiche da portare il 2 in piazza, dando per scontato tale modalità di protesta. All'assemblea hanno partecipato varie realtà: centri sociali, collettivi, singol* e alcune donne della rete femminile femminista e lesbica attiva in città che si sono astenute dal prendere decisioni, rimandando al lunedì successivo (31 marzo) quando si sarebbe tenuta l'assemblea della rete delle donne di Bologna.                                                                

Dirimente, per le donne appartenenti a gruppi femminili e femministi, s'è dimostrata la questione delle pratiche da mettere in campo, dato che la discussione sulla presenza o meno in piazza non sembrava in quel luogo messa in discussione. I nostri dubbi, condivisi con altre, riguardavano le modalità della protesta, così importante per la comunicabilità delle nostre posizioni sulla libertà di aborto, sulla presa di parola delle donne su di un tema che ormai sembra esserci stato strappato via da una miriade di uomini, cattolici e non, che pensano di avere il diritto di parola sui nostri corpi. Abbiamo così avanzato qualche proposta che ci permettesse di stare in quel luogo così simbolico, come il "cordone sanitario" in camice bianco. Insomma quel che ci premeva era ed è l'autoprotagonismo delle donne perché la guerra si combatte su di noi, sulle nostre vite e sui nostri corpi, sul nostro ruolo privato e pubblico in una società e una politica istituzionale che difendono "valori" del tutto astratti e obsoleti.

All'assemblea al Tpo di quel sabato era stato deciso di produrre un comunicato stampa comune inerente alle decisioni prese nella sede del Tpo. Abbiamo socializzato qualche parola d'ordine e discusso in mailing list lo scritto. Domenica è stato diffuso il comunicato firmato rete per l'autodeterminazione, di fatto un coordinamento politico che lega varie realtà miste sul tema del controllo della sessualità e dei corpi di tutt*.

La rete delle donne il lunedì sceglie di rispondere all'invito che Salizzoni (candidato per Ferrara) aveva inviato direttamente alle femministe della città attraverso la mailing list "retedelledonnedibologna" (sottoforma di newsletter del movimento pro-life) disertando l'appuntamento del 2 aprile per non dare visibilità mediatica a chi già ne ha troppa. Il collettivo Figlie Femmine ha partecipato all'assemblea di lunedì della rete delle donne ed ha condiviso la decisione finale e la lettera che ne è seguita sull'autodeterminazione dell'agenda politica delle donne.

In continuità con il 24 novembre 2007, la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, ma soprattutto con il percorso che l'ha preceduta e seguita fino al FLAT,  e con il 14 febbraio 2008 quando come donne, seguite da molti uomini, abbiamo presidiato l'Ospedale Sant'Orsola e manifestato non autorizzate fino a Piazza Maggiore, rivendichiamo l'autoprotagonismo e l'autonomia nel definire le nostre lotte.                                                                                        

Pur ritenendo che sul corpo delle donne decidono le donne non riteniamo di dover fare lotte ed azioni solo separatiste, crediamo  sia importante che le donne autodeterminino se stesse e le loro lotte a partire dal proprio vissuto, dalla propria vitalità e dal proprio desiderio. La nostra scelta è una scelta consapevole e ci auguriamo che nessuna realtà la interpreti come conseguente alle decisioni prese il 29 marzo all'assemblea del Tpo. Auspichiamo infatti che continuino e, soprattutto, migliorino la comunicazione e il confronto tra soggettività diverse che lottano a Bologna.

LE DONNE NON SI LASCIANO INTIMIDIRE : CONTINUIAMO A LOTTARE !

Nelle ultime settimane si sono verificati due attacchi all’autodeterminazione delle donne. Il primo in zona universitaria due settimane fa quando sono stati necessari ben quindici sbirri per  cercare di intimidire 3 compagne del coordinamento “Quelle che non ci stanno”, portate fino in questura per un riconoscimento con dinamiche chiaramente machiste di retaggio fascista. Il secondo pochi giorni fa contro le attiviste del Tpo cui sono arrivate ben 17 denunce in seguito ad un’azione finalizzata allo svelamento dell’abuso del diritto di obiezione di coscienza che viene fatto da alcuni farmacisti bolognesi di fronte alla  richiesta della “pillola del giorno dopo”. Ricordiamo che la pillola in questione non è un farmaco abortivo, in quanto agisce come inibitore dell’impianto dell’ovulo, bloccandone l’ovulazione e non intaccando in alcun modo eventuali ovuli fecondati, fa quindi parte dei contraccettivi d’emergenza, e deve essere facilmente accessibile a qualsiasi donna.

Il paradosso è che il reato di interruzione di pubblico servizio, contestato alle attiviste, è in realtà un reato commesso dagli stessi farmacisti-obiettori nel momento in cui si rifiutano di consegnare suddetto  farmaco.

Solidarietà a tutte le compagne e a tutte le donne cui è stata ostacolata la possibilità di accedere agli anticoncezionali o all’interruzione di gravidanza.

Stupite dall’infondatezza dei reati contestati dietro i quali vediamo una volontà intimidatoria decidiamo di non fermarci e ribadiamo la nostra lotta per l’autodeterminazione senza rinunciare alle pratiche che ci caratterizzano.

 Figlie Femmine

Bologna - Denunciate le attiviste dopo l’azione alla Farmacia S. Antonio

Diciasette persone sono state denunciate per interruzione di pubblico servizio, danneggiamento e imbrattamento dopo l’iniziativa di denuncia pubblica di venerdì 7 marzo alla Farmacia San Antonio di via Massarenti a Bologna che non vende la pillola del giorno dopo.

Un cinquantina di attiviste/i avevano lanciato una campagna di boicottaggio alle farmacie che non vendono il contraccettivo di emergenza con un’azione simbolica: lanciando polistirolo a forma di pillola, esponendo uno striscione, volantinando e attaccando adesivi sulla vetrata della farmacia. Il responsabile della farmacia aveva reagito in modo molto violento, insultando, aggredendo una delle militanti e cercando di stapparle il megafono, salvo poi denunciare i manifestanti stessi.

Il fatto in questi giorni sta scatenando un clima di tensione a cui ha contribuito il tono di condanna usato dalla Curia Bolognese, che domenica dalle pagine di Bologna Sette, settimanale diocesano supplemento del quotidiano Avvenire, ha accusato le manifestanti di essere delle violente e di voler fare “Strategia del terrore”. “Se gli occupanti vogliono fare del loro corpo quello che più gli piace facciano pure – scrive l’organo della Diocesi di Bologna - ma non pretendano di ottenere con la violenza e simili manifestazioni la cooperazione di chi sulla base di dati medico-scientifici e professionali è profondamente contrario: se così fosse violenterebbero la libertà personale e professionale di coloro che esercitano un servizio sanitario”.

Sui fatti è intervenuto anche il presidente dell’ordine dei farmacisti Franco Cantagalli che ha ribadito: niente obiezione sulla “pillola del giorno dopo” e si è richiamato a una circolare emessa a novembre che avvisava i farmacisti di poter incorrere in “omissione o rifiuto di atti d’ufficio” nel caso non vendessero il contraccettivo d’emergenza.

Guarda il contributo video dell’iniziativa

TRA LA FESTA IL RITO E IL SILENZIO...SCEGLIAMO LA LOTTA!!!

 


Il 23 e 24 febbraio in più di 400, femministe e lesbiche, ci siamo
incontrate a Roma per dare un seguito al percorso nazionale iniziato con la
manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile sulle donne. Due
giorni in cui i nostri desideri, le nostre differenze e le nostre idee ed
elaborazioni politiche si sono incontrate per dare sostanza
all’affermazione della nostra autodeterminazione.
Abbiamo discusso insieme delle strategie di resistenza e trasformazione del
mondo che abitiamo e delle pratiche che intendiamo agire per fermare la
violenza maschile che si manifesta in varie forme: quella che avviene in
famiglia, quella delle istituzioni e delle leggi che espropriano e
controllano i nostri corpi, del sistema economico che precarizza le nostre
esistenze, della cultura e della formazione che ci educa alla passività e
alla subalternità, dell’eterosistema che costringe i nostri desideri e
le nostre relazioni all’interno del modello unico
dell’eterosessualità.
Abbiamo discusso di spazio pubblico, della sua presunta neutralità e della
necessità di riappropriarci di tutti gli spazi con la nostra pratica
collettiva e autodeterminata.
Abbiamo parlato dell’accesso e della riappropriazione da parte delle
donne delle tecnologia e dei mezzi di comunicazione tramite l’utilizzo
del free-software, nei differenti media.
Abbiamo parlato di razzismo, cercando di partire da noi per esplorare la
complessità del rapporto con l’altra, anche alla luce dei nostri
privilegi, sottolineando che non possiamo dirci autodeterminate se a tutte,
e quindi anche alle donne migranti, non vengono garantiti quei diritti che
rivendichiamo e riteniamo minimi per la nostra esistenza.

Il sommovimento femminista e lesbico ha espresso la necessità di altri
momenti
di confronto e discussione, nonchè di proseguire la lotta facendo vivere
le nostre
elaborazioni negli prossimi appuntamenti che verranno costruiti:

•        un presidio il 4 marzo sotto il Tribunale di Bologna per un processo
per stupro;
•        un presidio il 5 marzo sotto la sede della Corte di cassazione a Roma
per solidarietà alle donne che hanno denunciato per stupro un medico
anestesista;
•        presidio il 18 marzo a Perugia, sotto il tribunale dove si terrà
l’udienza preliminare per l’uccisione di Barbara Cicioni da parte del
marito;
•        una manifestazione nazionale a maggio in una città del sud contro la
violenza maschile nelle sue varie forme;
•        due giorni di discussione nazionale forse nel mese di giugno;
•        una campagna nazionale per l’autodeterminazione e la libertà delle
donne e delle lesbiche che si articolerà attraverso le proposte discusse
dai vari gruppi  tematici;
•        un 8 marzo autorganizzato da femministe e le lesbiche a livello
territoriale che rilanci la lotta per l’autodeterminazione, manifestando
con lo striscione comune: «Tra la festa, il rito e il silenzio noi
scegliamo la lotta!».

L’assemblea ritiene necessario che femministe e lesbiche producano
conflitto in piena autonomia e in modo autodeterminato. Esprimiamo un forte
e chiaro no alla strumentalizzazione a fini elettorali dell’8 marzo da
parte di cgil cisl e uil, organizzazioni che sostengono politiche familiste
e di controllo sui corpi e a cui non deleghiamo l’espressione del nostro
pensiero e delle nostre pratiche politiche.


Assemblea nazionale di femministe e lesbiche

Roma, 24 febbraio 2008