INCONTRO PUBBLICO SU LINEE GUIDA REGIONALI 194 __ 29 settembre alle 18.00!
La Regione Emilia Romagna sta licenziando le Linee guida per la piena applicazione della legge 194, che ad una lettura attenta hanno dato motivo di preoccupazione.
Gli attacchi che dalla sua promulgazione la legge 194 ha subito non sono mai cessati e negli ultimi due anni ci siamo trovate in più occasioni a doverla difendere, non ultimo durante la campagna elettorale; la nostra attenzione è massima a che delle Linee Guida regionali non lascino il minimo varco a una limitazione della libertà di scelta della donna.
La battaglia per riaffermare la libera scelta della donna circa la sua maternità si intreccia con quella perché i consultori restino un luogo pubblico e laico dove questa libertà sia tutelata – qualunque sia la scelta – e non un luogo di propaganda pro-vita.
Già in numerose, singole e associazioni, si sono espresse pubblicamente: la Rete delle Donne di Bologna e Usciamo dal Silenzio, l’UDI, il Coordinamento Donne della CGIL hanno formulato un proprio documento. Più associazioni hanno chiesto di essere consultate dall’Assessore per le politiche per la salute, Giovanni Bissoni, che sta organizzando l’incontro a breve.
Invitiamo tutte quante in vari luoghi stanno pensando e agendo attorno alla legge 194 e ai consultori, dentro e fuori le istituzioni, nelle associazioni, in reti o singole a confrontarsi in un
incontro pubblico lunedì 29 settembre, alle ore 18 presso il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne (ex Convento di Santa Cristina, via del Piombo 5).
Roma - Aggrediti 4 compagni, accoltellato compagno del L38 squat
Alle 4,30 della notte del 30 Agosto di ritorno dall'iniziativa al parco di San Paolo, che dal pomeriggio aveva visto partecipare migliaia di persone e che ha ricordato la vile aggressione che porto' alla morte di Renato Biagietti all'uscita della festa reggae sulla spiaggia di Focene, con coltelli e bastoni circa 10 topi di fogna hanno atteso nascosti nel buio che tutti fossero andati via per colpire alle spalle quattro compagni isolati che tornavano alle macchine.
Il primo atto dell'aggressione è stata una serie di coltellate alla gamba da dietro senza provocazione e senza dire una parola alla pronta reazione dei compagni gli infami sono scappati.
Questo gesto evidentemente vuole rivendicare "politicamente" la matrice infame e fascista e la vile pratica della lama dell'omicidio di Renato.
Il nostro affetto e la nostra rabbia ai nostri compagni aggrediti, con Renato nel cuore, NIENTE RESTERA' IMPUNITO!
L38 SQUAT
Flat a Bologna 14 e 15 giugno 2008
*Qui le proposte dell'assemblea femminista e lesbica di Bologna
*Leggi o scarica il programma della due giorni!
*Consulta e commenta gli ambiti di discussione della due giorni!
*Il 14/06 Manifestazione notturna contro la violenza maschile
*Sostieni le compagne con qualche euro...
*Scrivici! >>Vieni? A quale gruppo pensi di partecipare? Cerchi un posto per dormire? Vorresti info sui trasporti? Il biglietto costa troppo?
Lettera delle donne femministe e lesbiche alla ministra Carfagna
Egregia Ministra Carfagna,
abbiamo letto con attenzione la Sua "lettera al direttore" di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.
Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.
Una lettura che trova d'accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre .
La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare "la famiglia, quale cellula primaria della società italiana".
Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all'interno del quale si realizzano le più atroci violenze.
Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto "ammortizzatore sociale" necessiterebbe di tutela. E' infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.
Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.
Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una "scelta" e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia "un luogo di realizzazione".
Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.
Promuovere una politica familista all'interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità - secondo quanto da millenni qui in Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno altre religioni - è il modo migliore per legittimare una mentalità discriminatoria e sessista di per se' veicolo di violenza.
E' poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all'affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all'interno dei nuclei familiari.
Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l'affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così all'ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.
Lei evidentemente non sa che se è vero che l'umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto?
Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne' adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.
Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l'intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l'aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.
Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.
E' di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.
Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.
Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria all'interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.
Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.
Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d'accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di "concretezza" il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.
Ecco invece quanto noi intendiamo per "concretezza:
- E' necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dai mariti.
- Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l'operatività.
- Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, certamente non plateali come l'adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.
- Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.
Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente "pari" per tutte le donne.
Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.
Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.
Cordiali saluti
Rete Nazionale Femminista e Lesbica
MANIFESTAZIONE NOTTURNA 14 GIUGNO!
Le ragazze le donne le femministe e le lesbiche riunite in assemblea cittadina a Bologna, chiamano tutte le altre ad una Manifestazione notturna che si snoderà per le strade della città, in gemellaggio con le donne e le lesbiche di Parigi, sulle stesse parole d’ordine.
Le aggressioni maschili sono la 1° causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo. Questa violenza non conosce classe nè etnia, né religione, né appartenenza politica, anzi le conosce e le attraversa tutte
La paura alimentata dalla notte fa ombra alle violenze del giorno ma per noi è chiaro che le violenze non hanno orario e sono ovunque: nelle case per strada, al lavoro……
Quando usciamo di notte siamo considerate a disposizione degli uomini e ci muoviamo in uno spazio (bus, strade, bar…) cosidetto neutro, ricoperto di immagini di donne “accessibili”, che alimentano, banalizzano e sostengono la “cultura” dello stupro.
Coniderate spazio pubblico e quindi interdette dallo spazio pubblico!
La violenza maschile contro donne e lesbiche deve essere riconosciuta come problema politico e sociale e non interpretata come marginalità privata, relegando all’isolamento quelle che la subiscono.
Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale ( pacchetti sicurezza e legislazioni d’emergenza, ronde, videosorveglianza….)
Denunciamo la repressione poliziesca e le leggi di esclusione che rendono le donne ancora più precarie e più vulnerabili alle violenze maschili
Denunciamo la specificità delle violenze sulle lesbiche per il solo fatto che affermano la propria esistenza e si rendono visibili, si amano, si riappropriano degli spazi e sfuggono al controllo degli uomini.
Manifesteremo contro tutte le violenze patriarcali che attraversano lo spazio pubblico e quello privato della famiglia
Manifesteremo contro la paura e il senso di colpa inculcato dalla cultura e dall’educazione
Manifesteremo per denunciare le violenze, gli stupri e i femminicidi e per la libera circolazione nelle città di giorno e di notte.
Ci riprendiamo lo spazio pubblico attraverso una pratica collettiva ed autodeterminata, senza bandiere né partiti perché siamo autonome e responsabili!
Siamo forti e fiere siamo solidali e arrabbiate
Prendiamoci la strada e la parola per affermare come ragazze donne lesbiche e femministe , la libertà di decidere per noi sempre e ovunque!
Invitiamo tutte….ad esserci con presenza e parola (cartelli, striscioni messaggi voce…..)
SABATO 14 GIUGNO '08
ALLE H. 22.30 Concentramento P.TA S. STEFANO
Camminiamo insieme di notte, per non farci calpestare di giorno!
MUOVENDOSI VERSO VERONA...
Figlie Femmine - Collettvio SPA - Aula C Autogestita
Giovedì 15 maggio
Muovendosi verso Verona...
ore 13 (circa) : @ Giardino Dubcek
Pranzo Sociale Antifascista
(o Giardino d'Inverno o Giardino di Facoltà)>>>in fondo a sinistra
dalle ore 15.30 Aula2 proiezione di :
"Intervista a G. Marchi" (1995)
L'autore del libro "Nazirock" e studioso di fenomeni legati al razzismo e alla xenofobia, racconta in questa intervista la nascita, gli sviluppi sociali e culturali delle formazioni dell'estrema destra.
A seguire : Nazirock (2008)
Video-Inchiesta sull'estrema destra italiana.




