LE DONNE NON SI LASCIANO INTIMIDIRE : CONTINUIAMO A LOTTARE !

Nelle ultime settimane si sono verificati due attacchi all’autodeterminazione delle donne. Il primo in zona universitaria due settimane fa quando sono stati necessari ben quindici sbirri per  cercare di intimidire 3 compagne del coordinamento “Quelle che non ci stanno”, portate fino in questura per un riconoscimento con dinamiche chiaramente machiste di retaggio fascista. Il secondo pochi giorni fa contro le attiviste del Tpo cui sono arrivate ben 17 denunce in seguito ad un’azione finalizzata allo svelamento dell’abuso del diritto di obiezione di coscienza che viene fatto da alcuni farmacisti bolognesi di fronte alla  richiesta della “pillola del giorno dopo”. Ricordiamo che la pillola in questione non è un farmaco abortivo, in quanto agisce come inibitore dell’impianto dell’ovulo, bloccandone l’ovulazione e non intaccando in alcun modo eventuali ovuli fecondati, fa quindi parte dei contraccettivi d’emergenza, e deve essere facilmente accessibile a qualsiasi donna.

Il paradosso è che il reato di interruzione di pubblico servizio, contestato alle attiviste, è in realtà un reato commesso dagli stessi farmacisti-obiettori nel momento in cui si rifiutano di consegnare suddetto  farmaco.

Solidarietà a tutte le compagne e a tutte le donne cui è stata ostacolata la possibilità di accedere agli anticoncezionali o all’interruzione di gravidanza.

Stupite dall’infondatezza dei reati contestati dietro i quali vediamo una volontà intimidatoria decidiamo di non fermarci e ribadiamo la nostra lotta per l’autodeterminazione senza rinunciare alle pratiche che ci caratterizzano.

 Figlie Femmine

Bologna - Denunciate le attiviste dopo l’azione alla Farmacia S. Antonio

Diciasette persone sono state denunciate per interruzione di pubblico servizio, danneggiamento e imbrattamento dopo l’iniziativa di denuncia pubblica di venerdì 7 marzo alla Farmacia San Antonio di via Massarenti a Bologna che non vende la pillola del giorno dopo.

Un cinquantina di attiviste/i avevano lanciato una campagna di boicottaggio alle farmacie che non vendono il contraccettivo di emergenza con un’azione simbolica: lanciando polistirolo a forma di pillola, esponendo uno striscione, volantinando e attaccando adesivi sulla vetrata della farmacia. Il responsabile della farmacia aveva reagito in modo molto violento, insultando, aggredendo una delle militanti e cercando di stapparle il megafono, salvo poi denunciare i manifestanti stessi.

Il fatto in questi giorni sta scatenando un clima di tensione a cui ha contribuito il tono di condanna usato dalla Curia Bolognese, che domenica dalle pagine di Bologna Sette, settimanale diocesano supplemento del quotidiano Avvenire, ha accusato le manifestanti di essere delle violente e di voler fare “Strategia del terrore”. “Se gli occupanti vogliono fare del loro corpo quello che più gli piace facciano pure – scrive l’organo della Diocesi di Bologna - ma non pretendano di ottenere con la violenza e simili manifestazioni la cooperazione di chi sulla base di dati medico-scientifici e professionali è profondamente contrario: se così fosse violenterebbero la libertà personale e professionale di coloro che esercitano un servizio sanitario”.

Sui fatti è intervenuto anche il presidente dell’ordine dei farmacisti Franco Cantagalli che ha ribadito: niente obiezione sulla “pillola del giorno dopo” e si è richiamato a una circolare emessa a novembre che avvisava i farmacisti di poter incorrere in “omissione o rifiuto di atti d’ufficio” nel caso non vendessero il contraccettivo d’emergenza.

Guarda il contributo video dell’iniziativa

Via Crucix - Il gioco dell'Oca della Via Crucis

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