Firma contro la fantabioclericopolitica di Giuliano Ferrara
Appello di Monia Andreani, Olivia Guaraldo, Francesca Palazzi Arduini, Emma Schiavon
Care amiche e cari amici,
di fronte all’ennesimo attacco mediatico alla libertà delle donne mosso da Giuliano Ferrara e da Il Foglio, abbiamo preparato una risposta che è anche un appello vi chiediamo di leggere e se siete d’accordo di aderire inviando una email all’indirizzo andremonia@genie.it, il nostro intento è di raccogliere più firme possibile e poi inviarlo alla stampa nazionale come forma di risposta collettiva, possibilmente prima della fine dell’anno, consapevoli che la retorica finto buonista verterà anche su questo punto.
Grazie e Buone Feste, le promotrici!
Dead women walking
Il patriarcato da bar è il modo più semplice che ha il simbolico patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza argomentazione e logicità. Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista? La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un “diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna. Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne. Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di “dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall'occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e continueranno, inascoltate, a gemere.
Monia Andreani, Olivia Guaraldo, Francesca Palazzi Arduini, Emma Schiavon
SPAVENTOSO E TERRIFICANTE : I GUARITORI DI GAY
L'OMOSESSUALITA' COME UNA MALATTIA DA CURARE
Sembra incredibile ma purtroppo è pericolosamente vero. In Italia, ma non solo, c'è chi sostiene che l'omosessualità sia una malattia e che vada curata, e per questo offre il suo "aiuto" in un percorso che dovrebbe portare il "malato omosessuale" alla guarigione, cioè all'eterosessualità. E' la cosidetta "terapia riparativa" che viene praticata da alcuni psicologi e psichiatri insieme a gruppi ultracattolici e rappresentanti della chiesa cattolica.
Tutto viene descritto accuratamente in un reportage di Davide Varì pubblicato sul quotidiano "Liberazione" del 23/12/2007.
Di seguito i link per leggere il reportage di Davide Varì e gli altri articoli pubblicati sempre da "Liberazione" il 27/12/2007 che riportano le reazioni del mondo politico, e non solo, alla notizia dei "guaritori di gay".
L'articolo di Davide Varì, clicca qui e poi seleziona la pagina 3 del quotidiano Liberazione.
Le reazioni al reportage, clicca qui e poi seleziona la pagina 2 del quotidiano Liberazione.
ASSEMBLEA A ROMA 12 GENNAIO 2008
Appuntamento a Roma il 12 gennaio per un'assemblea nazionale che sia un momento di confronto e l'occasione per dare una valutazione collettiva della manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile sulle donne.
La lettera-invito che lancia l'appuntamento del 12/01/2008 si trova sul sito controviolenzadonne, per leggerla clicca qui sotto :
www.controviolenzadonne.org/html/assemblea.html
La Comandanta Ramona e le Zapatiste
Terzo Incontro Internazionale dei popoli Zapatisti con i popoli del Mondo : "La Comandanta Ramona e le Zapatiste"
Nei giorni 29, 30 e 31 dicembre si svolgerà in Chiapas il Terzo incontro internazionale dei popoli Zapatisti con i popoli del Mondo, e sarà un'incontro davvero particolare e interessante come si può immaginare già dal nome : "La Comandanta Ramona e le Zapatiste".
L'incontro avrà come tema principale quello delle donne zapatiste, della loro organizzazione e vorrà essere momento di confronto e dialogo tra queste donne zapatiste e le donne provenienti da tutto il mondo, per trovare strategie comuni di lotta contro il capitalismo e il neoliberismo.
Diamo tutto il nostro appoggio alle donne zapatiste, che sono state e continuano ad essere fondamentali e in prima linea nella lotta, curiose di ascotare anche noi quello che verrà detto in quei giorni in Chiapas tra donne e per le donne di tutto il mondo.
"Cuando una mujer avanza no hay hombre que retroceda!"
Uguaglianza - Morte sul lavoro
Più che mai i testi del '68 oggi tornano attuali, riproponiamo una canzone di Pietrangeli sulle morti bianche.
Uguaglianza
1968
Testo e musica di Paolo Pietrangeli
Ti ho visto lì per terra al sole del mattino e braccia e gambe rotte dal dolore. Dicevan che eri matto ma devo ringraziare la tua pazzia. Ti ho visto lì per terra poi ti ha coperto il viso la giacca del padrone che ti ha ucciso. T'hanno coperto subito eri ormai per loro da buttar via. Ci dicon Siamo uguali ma io vorrei sapere uguali davanti a chi? uguali per che per chi? E' comodo per voi dire che siamo uguali davanti a una giustizia partigiana. Cos'è questa giustizia se non la vostra guardia quotidiana. Ci dicon siamo uguali... E' comodo per voi che avete in mano tutto dire che siamo uguali davanti a Dio. E' un Dio tutto vostro, è un Dio che non accetto e non conosco. Dicevi questo ed altro e ti chiamavan matto ma quello in cui credevi verrà fatto. Alla legge del padrone risponderemo con Rivoluzione.
Torna il No Vat! E ci torniamo pure noi!
MANIFESTAZIONE NO VAT
Autodeterminazione - Laicità - Antifascismo
trans hanno costruito grandi mobilitazioni di piazza - Pride e manifestazione Contro
la violenza maschile sulle donne - in cui sono emerse con forza la volontà di
autodeterminarsi, la denuncia delle mistificazioni familiste e dell'invadenza
vaticana nella sfera pubblica.
Alla violenza di genere come strumento di controllo sociale su donne, lesbiche, gay
e trans dentro e fuori la sfera domestica, corrisponde l'abbattimento dello stato
sociale e l'uso della famiglia come ammortizzatore.
L'alleanza fra politica istituzionale e Vaticano, consente, infatti, la progressiva
sostituzione del welfare con ideologici modelli familisti e con politiche
securitarie che negano i diritti di cittadinanza e legittimano campagne persecutorie
e razziste.
Le gerarchie vaticane e le istituzioni neoliberiste trovano un fertile territorio di
alleanza nel processo di revisionismo storico e nello sdoganamenti di fascismi
vecchi e nuovi. Una costruzione normativa spacciata per naturale, che riattiva sui
soggetti non conformi vecchie forme di violenza ed oppressione.
Autodeterminazione, laicità, antifascismo sono le nostre pratiche di r/esistenza e
di liberazione.
DENUNCIAMO

- il pericoloso rafforzamento dell'alleanza fra chiesa cattolica e politica
istituzionale, mirata a rafforzare le politiche familiste, securitarie e
proibizioniste, ad abbattere lo stato sociale, a negare l'autodeterminazione dei
soggetti e a mercificare i diritti di cittadinanza;
- il processo di revisionismo storico che mira al disconoscimento della resistenza e
dell'antifascismo, avallato anche dal Vaticano, attraverso la trasformazione degli
aguzzini fascisti e franchisti in martiri, e la rilettura ideologica della storia
recente e passata evidente nell'ultima enciclica;
- gli attacchi all'autodeterminazione e ai percorsi di liberazione attraverso un
progetto politico di istigazione all'odio che alimenta fobie, discriminazioni e
squadrismi;
- la criminalizzazione dei discorsi e dei movimenti che si oppongono allo strapotere
vaticano e il crescente restringimento degli spazi di laicità;
- la politica di governo e opposizione nel difendere a oltranza i privilegi
economici del Vaticano;
- il progressivo ampliamento a livello planetario del progetto di egemonia vaticana

mediante l'alleanza col sistema neoliberista e con il dominio patriarcale
MANIFESTIAMO
- contro ogni integralismo e ogni fondamentalismo;
- contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti;
- per l'eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano;
- per la libertà di scelta responsabile in ogni aspetto e fase della vita;
- per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay;
- per l'autodeterminazione delle donne;
- per la cancellazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita;
- per l'istruzione pubblica e laica, per l'abolizione dell'ora di religione e la
cancellazione del sostegno pubblico alla scuola confessionale;
- per il mantenimento e la laicità del sistema sanitario pubblico;
- per la difesa di uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei soggetti;
- per l'abolizione del Concordato e dei privilegi derivati (esenzione ICI, otto per
mille).






